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Questo principio,
dunque, stima Giove esser quella sustanza che è veramente
l'uomo, e non accidente che deriva dalla composizione. Questo
è il nume, l'eroe, il demonio, il dio particolare, l'intelligenza;
in cui, da cui e per cui, come vegnon formate e si formano
diverse complessioni e corpi, cossí viene a subintrare diverso
essere in specie, diversi nomi, diverse forme. Questo, per esser
quello che, quanto a gli atti razionali ed appetiti, secondo la
raggione muove e governa il corpo, è superiore a quello, e non
può essere da lui necessitato e constretto; aviene per l'alta
giustizia che soprasiede alle cose tutte, che per gli disordinati
affetti vegna nel medesimo o in altro corpo tormentato ed
ignobilito, e non debba aspettar il governo ed administrazione
di meglior stanza, quando si sarà mal guidato nel regimento
d'un'altra. Per aver, dunque, ivi menata vita, per essempio,
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cavallina o porcina, verrà (come molti filosofi piú eccellenti
hanno inteso; ed io stimo, che se non è da esser creduto, è
molto da esser considerato) disposto dalla fatal giustizia, che
gli sia intessuto in circa un carcere conveniente a tal delitto
o crime, organi ed instrumenti convenevoli a tale operario o
artefice. E cossí, oltre ed oltre sempre discorrendo per il fato
della mutazione, eterno verrà incorrendo altre ed altre peggiori
e megliori specie di vita e di fortuna, secondo che s' è maneggiato
megliore- o peggiormente nella prossima precedente
condizione e sorte. [>]

Bruno Best 558-559