— 13 —
Argomento del quinto dialogo.

      S'aggionge il quinto dialogo, vi giuro, non per altro rispetto
eccetto che per non conchiudere sí sterilmente la nostra cena.
Ivi primamente s'apporta la convenientissima disposizione
di corpi nell'eterea reggione, mostrando che quello,
che si dice ottava sfera, Cielo de le fisse, non è sí fattamente
un cielo, che que' corpi, ch' appaiono lucidi, siano equidistanti
dal mezzo; ma che tali appaiono vicini, che son distanti di
longhezza e latitudine l'uno da l'altro piú che non possa essere
l'uno e l'altro dal sole e da la terra. Secondo, che non
sono sette erranti corpi solamente, per tal caggione che sette
n'abbiamo compresi per tali; ma che, per la medesima raggione,
sono altri innumerabili, quali da gli antichi e veri filosofi
non senza causa son stati nomati aethera, che vuol dire
corridori, perché essi son que' corpi, che veramente si
muovono, e non l'imaginate sfere. Terzo, che cotal moto
procede da principio interno necessariamente, come da propria
natura ed anima; con la qual verità si destruggono molti sogni,
tanto circa il moto attivo della luna sopra l'acqui ed altre
sorte d'umori, quanto circa l'altre cose naturali, che par che
conoscano il principio de lor moto da efficiente esteriore.
Quarto, determina contra que' dubii, che procedeno con
la stoltissima raggione della gravità e levità di corpi; e dimostra
ogni moto naturale accostarsi al circolare, o circa il proprio
centro, o circa qualch' altro mezzo. Quinto, fa vedere
quanto sia necessario, che questa terra ed altri simili corpi
si muovano non con una, ma con piú differenze di moti; e
che quelli non denno esser piú, né meno di quattro semplici,
benché concorrano in un composto; e dice quali siano questi
moti ne la terra. Ultimo, promette di aggiongere per
— 14 —
altri dialogi quel che manca al compimento di questa
filosofia; e conchiude con una adiurazione di Prudenzio.
Bruno Cena 13-14