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dagli studi severi e gravi o dalla scienza in divinitá o da’
lavori delle sagre orazioni, le quali, ora da lui recitandosi,
tanta lode gli acquistano appresso i saccenti quanta gliene
avevano recato le poesie.       Perché le cose della nostra teologia, che superano ogni senso
ed ogni immaginazione, di troppo spossano la poetica facoltá,
la qual allora è piú grande ove piú vivamente sente ed im‐
magina. Ed appo i greci e i latini furono cosí stabilmente
divisi e fermi e religiosamente osservati i confini dell’eloquenza
e della poesia, che non vi ha pur uno ch’avessevi scritto ed
orazioni e poemi; e di Cicerone, che volle osarlo, vennero
in tanto discredito, che francamente da Giovenale sono mot‐
teggiati «ridenda poëmata». Cagion di ciò ella fu: perché,
vivendo esse lingue, e regnando le medesime in repubbliche
popolari; e perché la lingua de’ poeti dee esser diversa dalle
volgari de’ popoli, onde Ciceron disse «poëtae aliena», o,
come meglio altri leggono, «alia lingua loquuntur», per quella
eterna propietá uscente dalla natura di essa poesia, ritruo‐
vata nella Scienza nuova, ch’ella fu un parlar naturale de’ po‐
poli eroici, i quali fiorirono innanzi di formarsi le lingue
volgari: per ciò gli oratori si guardarono a tutto potere di
comporre in versi, per timore che nelle dicerie non cadesse loro
innavvedutamente di bocca alcuna espressione la quale, per‐
ché non volgare, offendesse il popolo, che voleva ben esser
informato delle cause le quali si trattavano, e de’ motivi onde
doveva piú in una che in altra forma comandarle: per la cui
contraria ragione, i poeti erano naturalmente vietati di eser‐
citare l’arte oratoria. Ma, quantunque ora nell’Italia non vi
sia tal timore, perché la lingua della prosa oggi è una lingua
comune de’ soli dotti e gli Stati vi sono quasi tutti monar‐
chici, ove non ha molto che far l’eloquenza, per ciò che ne
avvisa l’autore del dialogo De caussis corruptae eloquentiae,
sia egli Quintiliano o Tacito, pur dura tal distinzion di con‐
fini, che, tra tutti, appena due vi han lavorato orazioni e
poesie egualmente grandi, Giovanni Casa e Giulio Camillo
Delminio. Cotal riflessione ti può dare certo argomento, o
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