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se lo stesso Fracastoro vivesse a’ dí nostri, arebbe essolui fatto,
messe in contesa, o sia contraposto, la nobiltá, l’etá, l’erudi‐
zione d’entrambi. Pietro Bembo, gentiluomo viniziano, la qual
è nobiltá di signori in una repubblica aristocratica la piú ripu‐
tata del mondo: Ella, nata da una delle piú nobili e splendide
case della Germania, la quale non accolse mai dentro il suo
seno toghe e fasci romani, i quali comandarono a tutto il
mondo. Quegli, vecchio, fu criato cardinale di Santa Chiesa:
voi, in troppo giovanil etá fatto auditore della sagra Ruota
romana, prossimo scaglione all’amplissima degnitá del cardi‐
nalato. Quegli, ornato di amene lettere, latine e toscane, cosí
di prosa come di verso, onde fu uno de’ maggiori lumi de’
letterati del Cinquecento; voi, di piú, ricco di scienze riposte
e sublimi, per le quali giá siete in ammirazione alla repub‐
blica de’ letterati. Imperciocché Ella, insieme con l’eccellen‐
tissimo signor conte Ferdinando, tanto ne’ grandi talenti e studi
generosi quanto per lo nobilissimo sangue, germano fratello
vostro, per molti anni in Roma con la direzione del dottis‐
simo padre abbate don Celestino Galliani, ora ben degno
arcivescovo di Taranto, e dell’eruditissimo signor canonico
Marcy, assai ben costumato aio vostro, essendo stata instruita,
doppo le cognizioni delle lingue, delle leggi civili e delle storie
profane, a maraviglia bene nelle mattematiche, nelle filosofie,
nelle storie ecclesiastiche e ne’ sagri canoni, e sopra tutt’altre
nell’ampia scienza sublime del diritto naturale delle genti, la
quale tutte quasi le dianzi noverate discipline, come propia
supellettile, debbono fornire ed adornare.       Studio degno della vostra anima grande, l’erudizione del
diritto che fu detto «fas deorum», le cui leggi son acclamate
«leges generis humani», «leges aeternae», «foedera humanae
societatis
»; diritto col quale i vincitori regolano il cieco fu‐
rore dell’armi e la sfrenata insolenza delle vittorie, e i vinti
ne consolano i danni delle guerre e la suggezione delle con‐
quiste; il cui prudente si può degnamente dire «giureconsulto
del genere umano»; la cui professione porta di séguito neces‐
sariamente la gloria, perc’ha per fine la conservazione della
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