— 79 —

VII

Discoverta del vero Dante

ovvero

nuovi princípi di critica dantesca

A proposito del commento d’un anonimo alla Commedia

(tra il 1728 e il 1730)
      La Commedia di Dante Alighieri ella è da leggersi per tre
riguardi: e d’istoria de’ tempi barbari d’Italia, e di fonte di
bellissimi parlari toscani, e di esemplo di sublime poesia.       Per ciò che si attiene al primo, egli sta cosí dalla natura
ordinato e disposto: che, per una certa uniformitá di corso
che fa la mente comune delle nazioni sul cominciare ad ingen‐
tilirsi la lor barbarie — la quale è, per natural costume, aperta
e veritiera, perché manca di riflessione, la quale applicando
a male, è l’unica madre della menzogna, — i poeti vi cantino
storie vere. Cosí nella Nuova scienza d’intorno alla natura delle
nazioni
abbiamo [professato] Omero essere il primo storico della
gentilitá: lo che piú si conferma nelle Annotazioni da noi scritte
a quell’opera, nelle quali l’abbiam truovato affatto altro da
quell’Omero il qual finora è stato da tutto il mondo creduto.
E certamente il primo storico de’ romani a noi conosciuto fu
Ennio, che cantò le guerre cartaginesi. Agli stessi esempli
il primo o tra’ primi degl’istorici italiani egli si fu il nostro
Dante. Ciò ch’egli nella sua Commedia mescolò di poeta è
che narra i trapassati, secondo i meriti di ciascuno, allogati o
nell’inferno o nel purgatorio o nel paradiso; e quivi, qual
poeta debba, «sic veris falsa remiscet» per essere un Omero
Vico DantNic 79