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III

Poesia e oratoria

Premessa alle «Rime scelte» di Gherardo De Angelis.

(Firenze, 1730)

Giambattista Vico al leggitore.
      Il signor De Angelis quattro suoi canzonieri, che a lui
giovinetto avevano conciliato la stima de’ dotti uomini, ha in
buona parte suppressi e, in poca rimastavi, ha migliorati e
contornati ad una forma piú luminosa. Lo che certamente,
o cortese leggitore, dovratti recar maraviglia: che, non es‐
sendo in lui ancora, non diciam raffreddato, ma intiepidito
l’ardor dell’invenzione, e invenzion giovanile — il qual, fer‐
vendo, rappresenta l’opere troppo conformi all’idee, dalla
qual conformazione, e non altronde, nasce il compiacimento, —
egli, con senil maturezza di senno, abbia potuto sconoscere
tali suoi nobili parti d’ingegno di fresco nati, i quali natu‐
ralmente non si sconoscono che per lunga etá dagli autori
giá fatti vecchi. Ma cesserai di maravigliartene, se sarai per‐
suaso dell’altezza dell’animo, che è ’l fomento onde s’accende
l’estro che debbe infiammare lo stil sublime, con la quale l’au‐
tore, disprezzando tutto ciò che suol ammirar il volgo, e ’n
conseguenza ogni dottrina o vana o falsa che si appaga sul‐
l’ammirazione del volgo, le lodi di essi dotti egli non ha per
meta, ma per incentivi o sproni al corso che tiene verso la
vera gloria. Maraviglia bensí dovrá cagionarti che egli ha ciò
fatto, ove abbia avuto alcun brieve tempo di rallentar l’animo
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