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tempestare i vasi di preziosissime gemme, come appo noi le
sacre pissidi, o farli lavorare di bassorilievo, tra’ quali furon
celebri molto quelli di Mentore.       Le forme de’ vasi da bere eran varie. Larghe e profonde
eran le trulle; a guisa di navi i cimbii e gli scifi; a campe‐
nello i ciborii; i nestorei di due fondi; larghe e piane le
patere; con qualche differenza i carchesii; e oltre a questi i
calici, le pissidi, le lagene, i cántari, le ampolle e altri infi‐
niti, de’ quali il dottissimo Baifio un intiero libro compose.
I piatti di varie forme, come oggi, e, fra le altre, capaci di
portar sulle mense intieri i cignali, i porci, i vitelli.       Ora entriam finalmente nel luogo da cenare, detto, dal nu‐
mero ordinario di tre letti, «triclinio». Era la struttura di esso
a vòlta, e quello del palaggio di Nerone di tavole versatili,
sopra le quali eran ancora menati i condotti, accioché, rivol‐
tandosi quelle e aprendosi questi, roversciassero sopra le
mense fiori e nelle vivande odorati unguenti, la copia de’
quali faceva, fra l’altre cose, sontuoso il convito. Di che eran
sí vaghi i romani che ne ungevano la fronte, i piedi, i ca‐
pelli, e li mescolavano nel vino e nel brodo, e talora, per
sentirne il grato odore da per tutto, ne ponevano, invece del‐
l’olio comunale, nelle lucerne e lampane, che, di metallo per
lo piú corintiaco fatte e in guise oltremodo ingegnose, dalle
vòlte del triclinio pendevano. Lo spazzo era coverto o di mi‐
nio o, come quel di Metello (appo Sallustio), di cruogo.       In mezzo al triclinio erano, adunque, allogati tre letti spiu‐
mazzati o con arazzi o con porpore risplendenti. Ciascheduno
di questi letti era di tre persone agiatamente capace: onde
comunalmente dicesi che in un convito non deono esser meno
del numero delle Grazie né piú di quello delle Muse. Giace‐
vano essi convitati piegando la parte superiore del corpo sopra
il gomito sinistro, con la parte inferiore distesa e giacente
sul letto, e appoggiando un po’ sui cuscini le spalle. Il capo
leggiermente erto tenevano di maniera che, essendo piú in un
letto coricati, il primo veniva a giacere a capo del letto e i
piè di esso si stendevano dietro le spalle del secondo; il se‐
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