— 345 —

      Non fa d’uopo che, Vesta,
tutta religïosa e diligente
tu t’apparecchi l’ara,
e che ’l foco v’imponghi,
ch’eterno serbi infin d’allor che ’l foco
ridusse in campi la gran selva antica;
né ti prepari da que’ fonti l’acqua,
presso a’ quai si fondâr le prime terre,
onde con l’acqua e ’l foco
fêrsi le nozze poi giuste e solenni.
Sol lece a me, ché vano è ’l sacrificio,
ch’or io, tutta composta in maestade,
adempia qui il mio civile uficio.
      Or sotto questa mia potente insegna,
che tanti e tali ben produsse al mondo,
per cui ’l mio nume in ciel sovrano regna,
questo mio giogo d’òr lieve e giocondo,
piega l’alte cervici, o coppia degna,
in presenza del ciel tutto secondo.
E voi, matrone, a lei piú fide e grate,
la moglie al marital letto menate.
Vico PoesNic 345