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Dunque in questa alleanza
esci ora meco in danza.
            Questa pace
      con la face
      tratta Amor:
            e gli amanti,
      anelanti
      d’almo ardor,
            la tua verga
      non asperga
      del tuo, ch’uopo or non fa, dolce sopor.
      La sapienza di Giove
d’invitar non ardisco,
ché troppo onor pure ne fa Minerva
con lo stare a guardar la danza nostra.
Dunque bastar ci dee che qui v’assista,
o fortunati sposi,
ed a pure, sublimi e chiare idee
d’eterne veritá v’alzi la mente,
a cui saggi formiate i vostri figli
talché ’n senno nïuno altro somigli.
Però, benché di te sol paga, sdegni,
non che parlar giammai di tue bell’opre,
pur udirle giammai lodar da altrui;
soffri, Minerva, pur che ’n tua presenza
tanto io ne dica sol quant’egli ’mporta
ch’io ne adorni il mio uficio onesto e santo.
Da te provenne a l’uomo
il talento divin di contemplare,
e poiché l’ampia terra
tutta seccò l’umore onde gran tempo
dal gran diluvio ella restò bagnata,
talché poteo Vulcano
fulmini mandar sopra l’Olimpo a Giove,
i fulmin ch’atterrâr gli empi giganti;
l’uom da quel primo tempo
Vico PoesNic 338