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domar la terra a sopportar l’aratro?
Poscia le plebi erranti, inerti ed empie,
a cui apristi gli asili
ove si rifuggían da l’onte e i torti
che lor faceano i vïolenti ingiusti,
domasti a sopportar legge e fatica,
e col tuo esemplo a riverire i dèi,
e per la patria alfine,
ch’a’ popoli conserva
e moglie e figli e casa e campi e dèi,
con la guerra domar genti e cittadi?
Dunque, tempra l’aria fiera
col mirare riverente
il tuo re benigno Giove,
col mirare innamorato
la tua Venere benigna.
E mesci insieme
l’ira d’Achille;
ma che le leggi
non isconosca
de la natura,
né arroghi a l’arme
ogni ragione.
Mesci d’Enea
l’alta pietade:
ma le regine
non abbandoni
e se ne porti
col loro onore
anche la vita.
Mesci l’amore
del grand’Orlando,
ma piú temprato
da la ragione.
Con tai leggi ch’io ti reco
esci, Marte, a danzar meco.
Vico PoesNic 336