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Argomento del quarto dialogo.

      Nel quarto dialogo, dopo aver considerata la materia nel
secondo, in quanto che la è una potenza, si considera la
materia in quanto che la è un suggetto. Ivi prima, con
gli passatempi Poliinnici, s'apporta la raggion di quella secondo
gli principii volgari, tanto di platonici alcuni, quanto di peripatetici
tutti. Secondo, raggionandosi iuxta gli proprii
principii, si mostra una essere la materia di cose corporee e
incorporee con piú raggioni. De quali la prima si prende dalla
potenza di medesimo geno; la seconda, dalla raggione di certa
analogia proporzionale del corporeo e incorporeo, absoluto e
contratto; la terza, da l'ordine e scala di natura, che monta
ad un primo complettente o comprendente; la quarta, da quel
che bisogna che sia uno indistinto prima che la materia venga
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distinta in corporale e non corporale; il quale indistinto vien
significato per il supremo geno della categoria; la quinta,
da quel che, siccome è una raggion comune al sensibile e intelligibile,
cossí deve essere al suggetto della sensibilità; la sesta,
da quel, che l'essere della materia è absoluto da l'esser corpo,
onde non con minor raggione può quadrare a cose incorporee
che corporee; la settima, da l'ordine del superiore e inferiore
che si trova ne le sustanze, perché, dove è questo, se vi presuppone
e intende certa comunione, la quale è secondo la materia
che vien significata sempre per il geno, come la forma
vien significata dalla specifica differenza; la ottava, è da un
principio estraneo, ma conceduto da molti; la nona, dalla
pluralità di specie che si dice nel mondo intelligibile; la decima,
dalla similitudine e imitazione di tre mondi, metafisico, fisico
e logico; la undecima, da quel, che ogni numero, diversità,
ordine, bellezza e ornamento è circa la materia.
      Terzo si apportano con brevità quattro raggioni contrarie;
e si risponde a quelle. Quarto si mostra come sia
diversa raggione tra questa e quella, di questa e quella materia,
e come ella nelle cose incorporee coincida con l'atto, e come
tutte le specie de le dimensioni sono nella materia, e tutte le
qualitadi son comprese ne la forma. Quinto, che nessun
savio disse mai le forme riceversi da la materia come di fuora,
ma quella, cacciandole come dal seno, mandarle da dentro.
Laonde non è un prope nihil, un quasi nulla, una potenza
nuda e pura, se tutte le forme son come contenute da quella,
e dalla medesima per virtú dell'efficiente (il qual può esser
anco indistinto da lei secondo l'essere) prodotte e parturite;
e che non hanno minor raggione di attualità nell'essere sensibile
ed esplicato, se non secondo sussistenza accidentale,
essendo che tutto il che si vede e fassi aperto per gli accidenti
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fondati su le dimensioni, è puro accidente; rimanendo pur
sempre la sustanza individua e coincidente con la individua
materia. Onde si vede chiaro, che dall'esplicazione non possiamo
prendere altro che accidenti, di sorte che le differenze sustanziali
sono occolte, disse Aristotele forzato da la verità. Di
maniera che, se vogliamo ben considerare, da questo possiamo
inferire una essere la omniforme sustanza, uno essere il
vero ed ente, che secondo innumerabili circostanze e individui
appare, mostrandosi in tanti e sí diversi suppositi.
      Sesto, quanto sia detto fuor d'ogni raggione quello che
Aristotele e altri simili intendono quanto all'essere in potenza
la materia, il qual certo è nulla: essendo che, secondo lor medesimi,
questa è sí fattamente permanente, che giamai cangia
o varia l'esser suo, ma circa lei è ogni varietà e mutazione,
e quello che è dopo che posseva essere, anco secondo essi,
sempre è il composto. Settimo si determina de l'appetito
de la materia, mostrandosi quanto vanamente vegna definita
per quello, non partendosi da le raggioni tolte da' principii
e supposizioni di color medesimi che tanto la proclamano
come figlia de la privazione e simile a l'ingordiggia irreparabile
de la vogliente femina.
Bruno Causa 182-183-184