— 333 —

tra’ quai torreggia
la bella madre
del vago sposo (1).
Né creder tutte
le tue seguaci
ch’abbiano in core
quel c’hanno in viso.
Vener te ’l dica
quai caldi voti
pur d’esse alcune
l’offron secreti.
Però non isdegnare
ch’eschi meco a danzare.
            In quest’aria vergognosa
      sí ti voglio, o casta diva,
      e mi piaci cosí schiva,
      che mi sembri tu la sposa.
            Come ben la castitade
      fa piú bella la bellezza!
      Prende piú che gentilezza
      un’amabile onestade.
            Cosí ’nsegna il tuo diletto
      ad amare e riverire;
      e cosí convien covrire,
      bella sposa, l’ardor che nutri in petto.
      Ma tu non tutta spieghi,
Marte, qui la tua fronte,
la qual sembra turbar cruccio importuno,
forse perché non tosto dopo Giove
e, se bene m’appongo, innanzi Giove,
io t’inchinai ch’uscissi a danzar meco?
In questa diva festa
celebrata in Italia, ognor feconda


___________________________
      (1) L’eccellentissima signora donna Carmela di Sangro de’ duchi di Casaca‐
lenda [V.].
Vico PoesNic 333