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sistema o piuttosto «favole» del diritto naturale (né distingue
quel delle genti, che ivi ragiona, da quel de’ filosofi che ragio‐
nano i nostri morali teologi, e come se questa fusse la materia
della Scienza nuova, quando egli n’è un corollario); ragguaglia
dedursi da princípi altri da quelli da’ quali han soluto finor i
filosofi (nello che, non volendo, confessa la veritá, perché non
sarebbe «scienza nuova» quella dalla quale si deducono tai
princípi); il nota che sia acconcia al gusto della Chiesa cato‐
lica romana (come se l’esser fondato sulla provvedenza divina
non fusse di tutta la religion cristiana, anzi di ogni religione:
nello che ed egli si accusa o epicureo o spinosista, e, ’n vece
d’un’accusa, dá la piú bella lode, ch’è quella d’esser pio, al‐
l’autore); osserva che molto vi si travaglia ad impugnare le
dottrine di Grozio e di Pufendorfio (e tace il Seldeno, che fu
il terzo principe di tal dottrina, forse perch’egli era dotto di
lingua ebrea); giudica che compiaccia piú all’ingegno che alla
veritá (quivi il Vico fa una digressione, ove tratta degli piú
profondi princípi dell’ingegno, del riso e de’ detti acuti ed ar‐
guti: che l’ingegno sempre si ravvolge dintorno al vero ed è
’l padre de’ detti acuti, e che la fantasia debole è la madre
dell’argutezze, e pruova che la natura dei derisori sia, piú che
umana, di bestia); racconta che l’autore manca sotto la lunga
mole delle sue congetture (e nello stesso tempo confessa esser
lunga la mole delle di lui congetture), e che vi lavora con la sua
nuova arte critica sopra gli autori delle nazioni (tralle quali ap‐
pena dopo un mille anni provenendovi gli scrittori, non può
ella usarne l’autoritá); finalmente conchiude che da essi italiani
piú con tedio che con applausi era ricevuta quell’opera (la qual
dentro tre anni della sua stampa si era fatta rarissima per l’Italia
e, se alcuna se ne ritruovava, comperavasi a carissimo prezzo,
come si è sopra narrato; ed un italiano con empia bugia in‐
formò i signori letterati protestanti di Lipsia che a tutta la sua
nazione dispiaceva un libro che contiene dottrina catolica!).
Il Vico con un libricciuolo in dodicesimo, intitolato: Notae in
Acta lipsiensia
, vi dovette rispondere nel tempo che, per un’ul‐
cera gangrenosa fattagli nella gola (perché in tal tempo n’ebbe
Vico AutobAggNic 68