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            Porgi or l’una or l’altra mano
      a chi finse la gelosa,
      e d’eroi tal generosa
      coppia ben fia quanto da noi si può.
      E tu vaga, gentil, vezzosa dea,
alma bellezza de’ civili offici,
che son le Grazie che ti stan da presso,
e poscia i dotti ’ngegni t’appellâro
de le sensibil forme alma natura,
e una mente divina al fin t’intese
de l’intera bellezza eterna idea;
per Stige, non istar punto crucciosa
perché tu qui non empi il casto uficio,
qual ti descrisse pure a nozze grandi
un’impudica piú che dotta penna,
ché ’l mio (qual dee tra noi, pur regni il vero)
è sopra ’l tuo vie piú solenne e giusto,
poiché tu sembri (e sia lecito dirlo)
ch’a letti maritai solo presiedi
le licenze amorose a far oneste;
se de le proli poi nulla ti curi,
ma ben le proli io poi, Lucina, accoglio.
Quest’or mio dritto fia,
qual fu tuo dritto ne la gran contesa
dal regale pastor come piú bella
di riportarne il pomo: or piú non dico;
ché, quando del mio uficio si ragiona,
allor parlar non lice
d’altro che di concordia, amore e pace,
talché mi cadde giá da l’alta mente
il riposto giudizio;
anzi unirò co’ tuoi
tutti gli sforzi miei
pel tuo sangue troiano,
e l’imperio romano
per confin l’oceáno abbia e le stelle.
Vico PoesNic 322