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egli è l’essere del mondo.
Deponi il fulmine
grave e terribile
anche a’ piú forti,
non che lo possano
veder da presso
queste che miri,
queste che ammiri
tenere donne
tanto gentili
e delicate.
Ti siegua l’aquila,
pur fida interprete
de la tua lingua,
con cui propizio
favelli agli uomini
e loro avvisi
palme e grandezze.
Anzi voglio, e non m’è grave
(ché gelosa io qua non venni),
che tu prenda quel sembiante
d’acceso amante
non di sterili sorelle,
ma di quelle
chiare donne
che di te diêro gli eroi;
e ’n sí amabile sembianza
esci pur meco, o sovran Giove, in danza.
            Il mio gran sposo e germano
      non giá in terra qui da voi,
      caste donne, i chiari eroi
      unqua adultero furò.
            Suo voler sommo e sovrano,
      che spiegò con gli alti auspíci,
      tra gli affetti miei pudici
      ei dal ciel gli eroi formò.
Vico PoesNic 321