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piovi miserie, piovi
sovra ’l mio capo, empio destino acerbo;
e non voler meco mostrarti avaro
d’altri scempi piú infesti e piú nemici,
ch’i’ tua penuria e non pietá la stimo;
se non è forse invidia ch’i’ sia ’l primo
tra disperati e che mi renda chiaro
essempio di dolor agl’infelici.
Ma per le pene mie i’ giuro a queste
aspre selve, solinghe, orride e meste,
che non mai turberá, mentre respiro,
i lor alti silenzi un mio sospiro.
      Canzon, sola rimanti a pianger meco
dove serbo ’l dolor, né fra la gente
d’ir chiedendo pietate abbi vaghezza;
ché l’alto mio martír conforti sprezza.
Ma, se doglia compianta e’ men si sente,
sdegna ch’ancor tu resti a pianger seco
l’afflitto cor, che disperato vòle
che l’aspre pene sue si sentan sole.
Vico PoesNic 317