— 313 —

I@

Affetti di un disperato

(1692)

      Lasso, vi prego, acerbi miei martíri,
a unirvi insiem ne la memoria oscura,
se cortesi mai sète in dar tormento;
poiché son tanti, che lo mio cor dura,
di mille vostre offese i vari giri,
ch’i’ non ben vi conosco e pur vi sento:
talché di rimembrar meco pavento
le mie sciagure. Or voi, sospiri accesi,
ite a seccarmi i pianti in mezzo al varco
del ciglio d’umor carco;
e voi, da miei sospir miei pianti offesi,
tornando in giú, di lor vi vendicate
con sommergerli adentro ’l mesto core,
a cui per le vostr’onte omai si toglia
che possa la sua cruda amara doglia
sfogar, poiché cosí agio non fate
ch’uscendo fuor con voi il mio dolore,
lasci l’albergo d’ogni nostro affetto;
perch’io, finché m’ha morto, in mezzo al petto
serbarlo vo’, se mai quel che m’avviva
potrá menarmi del mio corso a riva.
      Perché cadente omai è ’l ferreo mondo
e son giá instrutti a farci strazio i fati,
di pari con le colpe i nostri mali
crebber sugli altri delle prische etati
troppo altamente, poiché sotto il pondo
di novi morbi i gravi corpi e frali
Vico PoesNic 313