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che non abitano le cittá ma le selve; carattere al quale ri‐
ducevano gli empi vagabondi per la gran selva della terra,
ch’avevano aspetto d’uomini e costumi di bestie nefande: che
poi, con allegorie sforzate ch’osserveremo piú appresso, i filo‐
sofi, ingannati dalla voce πᾶν, che significa «tutto», l’appre‐
sero per l’universo formato. Han creduto ancor i dotti ch’i
poeti avesser inteso la prima materia con la favola di Proteo,
con cui, immerso nell’acque, Ulisse da fuori l’acque lutta in
Egitto, né può afferrarlo, perché sempre in nuove forme si
cangia. Ma tal loro sublimitá di dottrina fu una gran goffag‐
gine e semplicitá de’ primi uomini, i quali (come i fanciulli,
quando si guardano negli specchi, vogliono afferrare le lor
immagini) dalle varie modificazioni de’ lor atti e sembianti cre‐
devano esser un uomo nell’acqua, che cangiassesi in varie forme.
      [689] Finalmente fulminò il cielo, e Giove diede principio al
mondo degli uomini dal poner questi in conato, ch’è propio
della libertá della mente, siccome dal moto, il qual è propio
de’ corpi, che son agenti necessari, cominciò il mondo della
natura; perocché que’, che ne’ corpi sembran esser conati, sono
moti insensibili, come si è detto sopra nel Metodo. Da tal conato
uscí la luce civile, di cui è carattere Apollo, alla cui luce si
distinse la civile bellezza onde furono belli gli eroi; della quale
fu carattere Venere, che poi fu presa da’ fisici per la bellezza
della natura, anzi per tutta la natura formata, la qual è bella
e adorna di tutte le sensibili forme.
      [690] Uscí il mondo de’ poeti teologi da quattro elementi sagri:
dall’aria, dove fulmina Giove, dall’acqua delle fonti perenni,
di cui è nume Diana; dal fuoco, onde Vulcano accese le selve;
e dalla terra colta, ch’è Cibele o Berecintia. Che tutti e quattro
sono gli elementi delle divine cerimonie: cioè auspíci, acqua,
fuoco e farro, che guarda Vesta: che, come si è detto sopra,
è la stessa che Cibele o Berecintia, la quale delle terre colte
afforzate di siepi, con le ville poste in alto in figura di torri
(onde a’ latini è «extorris», quasi «exterris»), ella va coro‐
nata; con la qual corona si chiude quello che ci restò detto
«orbis terrarum», ch’è propiamente il mondo degli uomini.
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