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si chiusero in ordine contro i famoli ammutinati, dal qual se‐
greto incominciarono a venir quelli ch’i politici dicono «arcana
imperii
»), e, col romore dell’armi non faccendo a Saturno
udire i vagiti di Giove (testé nato all’union di quell’ordine),
in cotal guisa il salvarono. Con la qual guisa si narra distin‐
tamente ciò che ’n confuso Platone disse: «le repubbliche esser
nate sulla pianta dell’armi»; a cui dev’unirsi ciò ch’Aristotile
ci disse sopra nelle Degnitá: che nelle repubbliche eroiche
i nobili giuravano d’esser eterni nimici alla plebe; e ne restò
propietá eterna, per la quale ora diciamo i servidori esser ni‐
mici pagati de’ lor padroni. La qual istoria i greci ci conser‐
varono in questa etimologia, per la quale, appo essi, da πόλις,/
«cittá», πόλεμος è appellata la «guerra».
      [589] Quivi le nazioni greche immaginarono la decima divinitá
delle genti dette maggiori, che fu Minerva. E la si finsero
nascere con questa fantasia, fiera ugualmente e goffa: che Vul‐
cano con una scure fendette il capo di Giove, onde nacque
Minerva; volendo essi dire che la moltitudine de’ famoli ch’eser‐
citavan arti servili, che, come si è detto, venivano sotto il ge‐
nere poetico di Vulcano plebeo, essi ruppero (in sentimento
d’«infievolirono» o «scemarono») il regno di Giove (come
restò a’ latini «minuere caput» per «fiaccare la testa», perché,
non sappiendo dir in astratto «regno», in concreto dissero
«capo»), che stato era, nello stato delle famiglie, monarchico,
e cangiarono in aristocratico, in quello delle cittá. Talché non
è vana la congettura che da tal «minuere» fusse stata da’ la‐
tini detta Minerva; e da questa lontanissima poetica antichitá
restasse a’ medesimi, in romana ragione, «capitis deminutio»
per significare «mutazione di stato», come Minerva mutò lo
stato delle famiglie in quello delle cittá.
      [590] In cotal favola i filosofi poi ficcarono il piú sublime delle
loro meditazioni metafisiche: che l’idea eterna in Dio è gene‐
rata da esso Dio, ove l’idee criate sono in noi produtte da
Dio. Ma i poeti teologi contemplarono Minerva con l’idea di
ordine civile, come restò per eccellenza a’ latini «ordo» per
lo «senato» (lo che forse diede motivo a’ filosofi di crederla
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