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Acilio Glabrione quell’altra:
Fudit, fugat, prosternit maximas legiones,

ed altri altre. I frammenti della legge delle XII Tavole, se bene
vi si rifletta, nella piú parte de’ suoi capi va[nno] a terminar in
versi adoni, che sono ultimi ritagli di versi eroici; lo che Cice‐
rone dovette imitare nelle sue Leggi, le quali cosí incominciano:
Deos caste adeunto.
Pietatem adhibento
.

Onde, al riferire del medesimo, dovette venire quel costume
romano: ch’i fanciulli, per dirla con le di lui parole, «tanquam
necessarium carmen
», andavano cantando essa legge; non al‐
trimenti che Eliano narra che facevano i fanciulli cretesi. Perché
certamente Cicerone, famoso ritruovatore del numero prosaico
appresso i latini, come Gorgia leontino lo era stato tra’ greci
(lo che sopra si è riflettuto), doveva schifare nella prosa, e prosa
di sí grave argomento, nonché versi cosí sonori, anche i giam‐
bici (i quali tanto la prosa somigliano), da’ quali si guardò
scrivendo anco lettere famigliari. Onde di tal spezie di verso
bisogna che sieno vere quelle volgari tradizioni: delle quali la
prima è appresso Platone, la qual dice che le leggi degli egizi
furono poemi della dea Iside; la seconda è appresso Plutarco,
la qual narra che Ligurgo diede agli spartani in verso le leggi,
a’ quali con una particolar legge aveva proibito saper di lettera;
la terza è appo Massimo tirio, la qual racconta Giove aver
dato a Minosse le leggi in verso; la quarta ed ultima è rife‐
rita da Suida, che Dragone dettò in verso le leggi agli ate‐
niesi, il quale pur volgarmente ci vien narrato averle scritte
col sangue.
      [470] Ora, ritornando dalle leggi alle storie, riferisce Tacito ne’ Co‐
stumi de’ Germani antichi che da quelli si conservavano con‐
ceputi in versi i princípi della loro storia; e quivi Lipsio, nelle
Annotazioni, riferisce il medesimo degli americani. Le quali
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