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degli eroi, qual fu il verso eroico, il piú grande di tutti gli
altri e propio dell’eroica poesia; e nacque da passioni violen‐
tissime di spavento e di giubilo, come la poesia eroica non
tratta che passioni perturbatissime. Però non nacque spondaico
per lo gran timor del Pitone, come la volgar tradizione racconta;
la qual perturbazione affretta l’idee e le voci piú tosto che le
ritarda, onde appo i latini «solicitus» e «festinans» signifi‐
cano «timoroso». Ma per la tardezza delle menti e difficultá
delle lingue degli autori delle nazioni nacque prima, come
abbiam dimostro, spondaico, di che si mantiene in possesso,
ché nell’ultima sede non lascia mai lo spondeo; dappoi, fac‐
cendosi piú spedite e le menti e le lingue, v’ammise il dattilo;
appresso, spedendosi entrambe vieppiú, nacque il giambico, il
cui piede è detto «presto» da Orazio: come di tali origini si
sono proposte due degnitá. Finalmente, fattesi quelle speditis‐
sime, venne la prosa, la quale, come testé si è veduto, parla
quasi per generi intelligibili; ed alla prosa il verso giambico
s’appressa tanto, che spesso innavedutamente cadeva a’ prosa‐
tori scrivendo. Cosí il canto s’andò ne’ versi affrettando co’
medesimi passi co’ quali si spedirono nelle nazioni e le lingue
e l’idee, come anco nelle Degnitá si è avvisato.
      [464] Tal filosofia ci è confermata dalla storia. La quale la piú
antica cosa che narra sono gli oracoli e le sibille, come nelle
Degnitá si è proposto; onde, per significare una cosa esser anti‐
chissima, vi era il detto: «quella essere piú vecchia della si‐
billa»; e le sibille furono sparse per tutte le prime nazioni,
delle quali ci sono pervenute pur dodici. Ed è volgar tradizione
che le sibille cantarono in verso eroico, e gli oracoli per tutte
le nazioni pur in verso eroico davano le risposte; onde tal verso
da’ greci fu detto «pizio» dal loro famoso oracolo d’Apollo
pizio (il qual dovette cosí appellarsi dall’ucciso serpente detto
Pitone, onde noi sopra abbiam detto esser nato il primo verso
spondaico), e da’ latini fu detto «verso saturnio», come ne
accerta Festo; che dovette in Italia nascere nell’etá di Saturno,
che risponde all’etá dell’oro de’ greci, nella quale Apollo,
come gli altri dèi, praticava in terra con gli uomini. Ed Ennio,
Vico SN44-1Nic 198