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universali fantastici, prima degli universali ragionati o sieno filo‐
sofici, i quali nacquero per mezzo di essi parlari prosaici. Pe‐
rocché, essendo i poeti, innanzi, andati a formare la favella poe‐
tica con la composizione dell’idee particolari (come si è appieno
qui dimostrato), da essa vennero poi i popoli a formare i par‐
lari da prosa col contrarre in ciascheduna voce, come in un
genere, le parti ch’aveva composte la favella poetica; e di quella
frase poetica, per essemplo: «Mi bolle il sangue nel cuore»
(ch’è parlare per propietá naturale, eterno ed universale a
tutto il gener umano), del sangue, del ribollimento e del cuore
fecero una sola voce, com’un genere, che da’ greci fu detto
στόμαχος, da’ latini «ira», dagl’italiani «collera». Con egual
passo, de’ geroglifici e delle lettere eroiche si fecero poche
lettere volgari, come generi da conformarvi innumerabili voci
articolate diverse, per lo che vi abbisognò fior d’ingegno. Co’
quali generi volgari, e di voci e di lettere, s’andarono a fare
piú spedite le menti de’ popoli ed a formarsi astrattive; onde
poi vi poterono provenir i filosofi, i quali formaron i generi
intelligibili. Lo che qui ragionato è una particella della storia
dell’idee. Tanto l’origini delle lettere, per truovarsi, si dove‐
vano ad un fiato trattare con l’origini delle lingue!
      [461] Del canto e del verso si sono proposte quelle degnitá:
che, dimostrata l’origine degli uomini mutoli, dovettero dap‐
prima, come fanno i mutoli, mandar fuori le vocali cantando;
dipoi, come fanno gli scilinguati, dovettero pur cantando man‐
dar fuori l’articolate di consonanti. Di tal primo canto de’ po‐
poli fanno gran pruova i dittonghi ch’essi ci lasciarono nelle
lingue, che dovettero dapprima esser assai piú in numero; sic‐
come i greci e i francesi, che passarono anzi tempo dall’etá
poetica alla volgare, ce n’han lasciato moltissimi, come nelle
Degnitá si è osservato. E la cagion si è che le vocali sono
facili a formarsi ma le consonanti difficili e perché si è dimo‐
strato che tai primi uomini stupidi, per muoversi a profferire
le voci, dovevano sentire passioni violentissime, le quali na‐
turalmente si spiegano con altissima voce. E la natura porta
ch’ove uomo alzi assai la voce, egli dia ne’ dittonghi e nel
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