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nell’aspetto del cielo, subito dánno nella curiositá e, tutti an‐
ziosi nella ricerca, domandano che quella tal cosa voglia signi‐
ficare, come se n’è data una degnitá; ed ove ammirano gli
stupendi effetti della calamita col ferro, in questa stessa etá di
menti piú scorte e benanco erudite dalle filosofie, escono colá:
che la calamita abbia una simpatia occulta col ferro, e sí fanno
di tutta la natura un vasto corpo animato che senta passioni
ed affetti, conforme nelle Degnitá anco si è divisato.
      [378] Ma, siccome ora (per la natura delle nostre umane menti,
troppo ritirata da’ sensi nel medesimo volgo con le tante astra‐
zioni di quante sono piene le lingue con tanti vocaboli astratti,
e di troppo assottigliata con l’arte dello scrivere, e quasi spi‐
ritualezzata con la pratica de’ numeri, ché volgarmente sanno di
conto e ragione) ci è naturalmente niegato di poter formare la
vasta immagine di cotal donna che dicono «Natura simpatetica»
(che mentre con la bocca dicono, non hanno nulla in lor mente,
perocché la lor mente è dentro il falso, ch’è nulla, né sono
soccorsi giá dalla fantasia a poterne formare una falsa vastis‐
sima immagine); cosí ora ci è naturalmente niegato di poter
entrare nella vasta immaginativa di que’ primi uomini, le menti
de’ quali di nulla erano astratte, di nulla erano assottigliate, di
nulla spiritualezzate, perch’erano tutte immerse ne’ sensi, tutte
rintuzzate dalle passioni, tutte seppellite ne’ corpi: onde dicem‐
mo sopra ch’or appena intender si può, affatto immaginar non
si può, come pensassero i primi uomini che fondarono l’uma‐
nitá gentilesca.
      [379] In tal guisa i primi poeti teologi si finsero la prima favola
divina, la piú grande di quante mai se ne finsero appresso,
cioè Giove, re e padre degli uomini e degli dèi, ed in atto di
fulminante; sí popolare, perturbante ed insegnativa, ch’essi
stessi, che sel finsero, sel credettero e con ispaventose reli‐
gioni, le quali appresso si mostreranno, il temettero, il rive‐
rirono e l’osservarono. E per quella propietá della mente umana
che nelle Degnitá udimmo avvertita da Tacito, tali uomini tutto
ciò che vedevano, immaginavano ed anco essi stessi facevano,
credettero esser Giove, ed a tutto l’universo di cui potevan
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