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sulla quale sembra dover procedere la metafisica della mente
umana; la qual regina delle scienze, per la degnitá che «le
scienze debbono incominciare da che n’incominciò la ma‐
teria», cominciò d’allora ch’i primi uomini cominciarono a
umanamente pensare, non giá da quando i filosofi cominciaron
a riflettere sopra l’umane idee (come ultimamente n’è uscito alla
luce un libricciuolo erudito e dotto col titolo Historia de ideis,
che si conduce fin all’ultime controversie che ne hanno avuto
i due primi ingegni di questa etá, il Leibnizio e ’l Newtone).
      [348] E per determinar i tempi e i luoghi a sí fatta istoria, cioè
quando e dove essi umani pensieri nacquero, e sí accertarla
con due sue propie cronologia e geografia, per dir cosí, me‐
tafisiche, questa Scienza usa un’arte critica, pur metafisica,
sopra gli autori d’esse medesime nazioni, tralle quali debbono
correre assai piú di mille anni per potervi provenir gli scrit‐
tori, sopra i quali la critica filologica si è finor occupata. E ’l
criterio di che si serve, per una degnitá sovraposta, è quello,
insegnato dalla provvedenza divina, comune a tutte le nazioni;
ch’è ’l senso comune d’esso gener umano, determinato dalla
necessaria convenevolezza delle medesime umane cose, che fa
tutta la bellezza di questo mondo civile. Quindi regna in questa
Scienza questa spezie di pruove: che tali dovettero, deb‐
bono e dovranno andare le cose delle nazioni quali da
questa Scienza son ragionate, posti tali ordini dalla provve‐
denza divina, fusse anco che dall’eternitá nascessero di tempo
in tempo mondi infiniti; lo che certamente è falso di fatto.
      [349] Onde questa Scienza viene nello stesso tempo a descrivere
una storia ideal eterna, sopra la quale corron in tempo le
storie di tutte le nazioni ne’ loro sorgimenti, progressi, stati,
decadenze e fini. Anzi ci avvanziamo ad affermare ch’in tanto
chi medita questa Scienza egli narri a se stesso questa storia
ideal eterna, in quanto — essendo questo mondo di nazioni stato
certamente fatto dagli uomini (ch’è ’l primo principio indubitato
che se n’è posto qui sopra), e perciò dovendosene ritruovare
la guisa dentro le modificazioni della nostra medesima mente
umana — egli, in quella pruova «dovette, deve, dovrá»,
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