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dimostro il regno romano essere stato aristocratico, e la libertá
ordinatavi da Bruto essere stata signorile.
      [1443] Ha svisato la scienza della romana storia; perché, i fatti pub‐
blici uscendo da’ governi e i governi uscendo dalla natura di essi
popoli governati, vedemmo sopra Gian Bodino perdersi col suo
sistema politico, osservando i fatti degli antichi romani essere stati
di repubblica ch’era di Stato nonché di governo aristocratica.
      [1444] Finalmente ha danneggiato alla romana giurisprudenza, oscu‐
randole la dovuta gloria d’essere stata la cagione di tutta la ro‐
mana grandezza; perché, se gli Stati s’ingrandiscono con lo star
fermi sui loro princípi, la giurisprudenza principalmente fece grandi
i romani, la quale religiosamente custodí i loro costumi, co’ quali
fu dapprima fondata; e poi, essendo tai costumi passati e fissi in
leggi nelle tavole, l’interpetrazione, fil filo co’ passi piú corti e piú
tardi conducendole alle nuove nature, costumi e governi i quali
vennero appresso, le tenne ferme incontro al corso, sempre andante
a cangiarsi, che fanno nella loro vita le nazioni. La qual fu la
fortuna cagione della romana grandezza, la quale non seppe veder
Plutarco; onde Torquato Tasso poteva confutarlo nella Risposta:
perché tal forma fu pur effetto della romana virtú, cosí della ma‐
gnanimitá della plebe di volere le leggi scritte in tavole, come
della fortezza de’ padri nel custodirle e sapienza nel ministrarle.
Per le quali cagioni, siccome la piú eccellente al mondo fu la ro‐
mana giurisprucdenza, cosí fu sola al mondo la romana virtú, dalla
quale provvenne sola al mondo la romana grandezza.
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