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la persona di Marco Crasso l’oratore, ch’esso medesimo chiama «il
romano Demostene», parla cosí:
      [1438] Fremant licet, dicam quod sentio [bisogna che i letteratuzzi gre‐
canti, che dovevano far una gran turba, fussero troppo interes‐
sati di cotal favola]: bibliothecas, mehercule, omnium philosopho‐
rum
[i quali non seppero far Grecia signora di Roma, e forse
fecero che Roma fusse signora e di Grecia e del mondo] unus
mihi videtur XII Tabularum libellus, siquis legum fontes et capita
viderit
[le quali fonti e sorgive fecero poi, con l’interpetrazione,
il grande regal fiume, anzi l’ampio mare di tutto il diritto romano],
et auctoritatis pondere [di quell’autoritá di cui noi abbiamo in que‐
sti libri ragionata la filosofia] et utilitatis ubertate [la qual produsse
il maggior imperio del mondo, come sta in quest’opera pienamente
pruovato] superare. Percipietis etiam illam ex cognitione iuris
laetitiam et voluptatem, quod quantum praestiterint nostri maiores
prudentia ceteris gentibus
[ecco i romani anteposti, con merito di
veritá, nella civil sapienza a tutte l’altre nazioni dell’universo, e sí
generalmente niegato che da alcuna nazione straniera venne la
legge delle XII Tavole a’ romani], tum facillime intelligatis, si cum
illorum Licurgo
[quindi Cicerone scende al particolare de’ greci, e
niega cotal legge esser venuta da Sparta, di cui era stato legisla‐
tore Licurgo], Dracone et Solone [or la niega altresí venuta da
Atene, a cui prima Dragone e poi Solone avevano dato le leggi]
nostras leges conferre volueritis. Incredibile enim est quam sit omne
ius civile, praeter hoc nostrum, inconditum ac pene ridiculum
[pe‐
rocché ogni altro non reggeva sopra un sistema, sia stato anco
appo gli ateniesi, appo i quali quelli che si chiamavano «prama‐
tici» facevano professione non di altro che di conservar i zibal‐
doni delle leggi fatte in vari tempi in quella repubblica e tenerle
a memoria per prontamente somministrarle agli oratori nelle cause,
le quali consistevano in articoli di ragione, senza averne né gli uni
né gli altri alcuna scienza di princípi; perciocché i filosofi perciò
forse non applicarono a meditarvi, onde i sofisti con troppo di ar‐
dire si presero a trattare questa difficil provincia e dar precettuzzi
ridicoli di ragionar le cause, le quali da essi di «stati legali» sono
appellate]. De quo multa soleo in sermonibus quotidianis dicere,
cum hominum nostrorum prudentiam ceteris hominibus et maxime
graecis antepono
[ed ecco finalmente che Cicerone anco la niega
venuta dalle cittá greche d’Italia].
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