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d’Alicarnasso. Per le quali apertamente si vede quanto benigna‐
mente i padri avevano dato orecchio alla pretensione de’ tribuni
di «adeguare (come Livio dice) la libertá», che vi dovetter avve‐
nire de’ grandi mutamenti e rivolte, talché fu d’uopo di mutarsi
la forma dello Stato e criarsi un maestrato sovrano di dieci, tra’
quali entrato, Appio Claudio (perché i potenti ambiziosi, per una
degnitá sopraposta, col promuover le leggi si fanno la strada alla
tirannide) finalmente fecela comandare!
      [1434] Ora — poiché questi due soli sono gli piú antichi autori i quali
scrivono di tal fatto, e ne scrivono presso a cinquecento anni dopo,
e sono cotanto tra essoloro contrari; — e i romani, nazione ch’at‐
tese alla villereccia ed alla guerra, non ebbero il privilegio, che
non poteron aver i greci, nazion di filosofi, i quali infin al tempo
del padre di Tucidide, il quale fiorí ne’ tempi piú luminosi di Grecia,
essi non seppero nulla delle loro propie antichitá; — e, oltre di
ciò, questi due autori avendoci lasciati incerti d’una delle due cose
piú importanti alla storia, ch’è la geografia; ond’è venuta tanta
varietá d’oppenioni, ch’altri l’han fatto venire da altre cittá del
Lazio, e nominatamente dagli equicoli (forse indutti a crederlo
dalla voce di «coltivatori dell’equitá»), altri da altre cittá d’Italia,
Triboniano nell’Istituta la fa venire e da Atene e da Sparta; e
tutto ciò perché i due primi autori non si accordano in questa
parte (faccendola Livio venire da Atene ed altre cittá della Grecia;
al contrario Dionigi la fa anco venire da altre cittá greche d’Italia,
lasciata Sparta tralle cittá della Grecia, dalla qual sola meglio
s’arebbe fatta venire che da Atene, poiché Platone ed Aristotile
riprendevano le leggi spartane di troppa rozzezza e severitá): onde
Tacito, scrittor avvedutissimo, per non esser còlto di falso, si pone
al coverto e generalmente dice che fu una raccolta delle piú scelte
leggi del mondo; — per tutto ciò, piú sano consiglio è di non cre‐
dere né all’uno né all’altro, e tanta fede prestarne agli scrittori i
quali tanto variamente ne scrissero appresso, quanto, per le ra‐
gioni critiche anzidette, essi primi autori ne meritano.
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