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di sostenere tal favola, indi le fanno sopra cader la rovina; perché,
se, per buona ventura, a capo di tre anni che stiede fuori l’am‐
basciaria per le leggi, non si ritruova vivo Ermodoro in Roma
che gliele interpetri, i romani non sanno essi che fare delle leggi
greche, le quali si avevano portato dentro delle balici. Non sono
queste inezie piú ridevoli di quelle che d’intorno a questo fatto
istesso racconta la Glossa del pazzo romano e del filosofo ateniese,
posti a disputare tra loro d’intorno alle piú alte veritá rivelate della
nostra santa religione, le quali noi qui ci vergognamo di riferire?
      [1415] Né i pareggiatori si salvan punto perocché Pomponio giure‐
consulto faccia Ermodoro, non interpetre, ma autor del consiglio
a’ romani donde essi potevano mandare a domandare le leggi.
Perché questo sarebbe stato un fatto somigliantissimo a quello
d’Anacarsi scita, ricolmo d’innarrivabil sapienza barbaresca che
dice l’Ornio; e, ritornato dalla Grecia nella sua Scizia, volendo
addimesticare con le leggi quella barbara nazione, non le seppe
esso trovar da sé con la filosofia barbaresca dell’Ornio, e, volen‐
dola ordinare con le leggi di Grecia, funne ucciso dal re Caduido,
suo fratello. Cosí Ermodoro, principe di tanta virtú e sapienza, non
seppe da sé dar le leggi a’ romani per ordinare tra essoloro la po‐
polar libertá, e, come un viaggiatore mercadante, dá loro la notizia
da quali cittá libere di Grecia potessero andarle a domandare.
      [1416] La statova poi d’Ermodoro, che scrive Plinio essersi veduta
a’ tempi suoi nel comizio, è da porsi nel museo dell’ignorante
credulitá, insieme con la colonna dell’osservazioni celesti avanti‐
diluviane mostrata a Giuseffo nella Siria, col treppiedi da Esiodo
consagrato ad Apollo nel monte Elicona, con le statove di Lao‐
medonte e Laocoonte iscritte con lettere volgari, che si videro
per la Grecia (le quali antichitá sono state tutte da noi sopra
confutate), e con tutte quelle de’ tempi barbari ricorsi, le quali
tuttavia dal volgo delle cittá, ove si sono immaginate, si dimo‐
strano agli stranieri: come presso l’antica Cuma la grotta della
sibilla cumana, nel capo di Pausilippo la scuola dove Virgilio in‐
segnava d’arte poetica, e in Napoli, in San Giovanni Maggiore,
il sepolcro della sirena Partenope col segno della santa croce e
iscritto con lettere gotiche.
      [1417] Ora scorriamo brievemente esse tavole, e vediamo che diritto
ateniese vi fu trapportato.
      [1418] Nella tavola prima v’ha un capo: che «’l pretore abbia ferma
la transazione della lite fatta tra ’l reo e l’attore mentre questo
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