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      [174] Omero, in cinque luoghi di tutti e due i suoi poemi che si
rapporteranno dentro, mentova una lingua piú antica della sua,
che certamente fu lingua eroica, e la chiama «lingua degli dèi».
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      [175] Varrone ebbe la diligenza di raccogliere trentamila nomi
di dèi (ché tanti pure ne noverano i greci), i quali nomi si
rapportavano ad altrettante bisogne della vita o naturale o mo‐
rale o iconomica o finalmente civile de’ primi tempi.
      [176] Queste tre degnitá stabiliscono che ’l mondo de’ popoli dap‐
pertutto cominciò dalle religioni: che sará il primo degli tre
princípi di questa Scienza.
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      [177] Ove i popoli son infieriti con le armi, talché non vi abbiano
piú luogo l’umane leggi, l’unico potente mezzo di ridurgli è
la religione.
      [178] Questa degnitá stabilisce che nello stato eslege la provve‐
denza divina diede principio a’ fieri e violenti di condursi al‐
l’umanitá ed ordinarvi le nazioni, con risvegliar in essi un’idea
confusa della divinitá, ch’essi per la loro ignoranza attribuirono
a cui ella non conveniva; e cosí, con lo spavento di tal imma‐
ginata divinitá, si cominciarono a rimettere in qualche ordine.
      [179] Tal principio di cose, tra i suoi «fieri e violenti», non seppe
vedere Tommaso Obbes, perché ne andò a truovar i princípi
errando col «caso» del suo Epicuro; onde, con quanto ma‐
gnanimo sforzo, con altrettanto infelice evento, credette d’accre‐
scere la greca filosofia di questa gran parte, della quale certa‐
mente aveva mancato (come riferisce Giorgio Paschio, De
eruditis huius saeculi inventis
), di considerar l’uomo in tutta la
societá del gener umano. Né Obbes l’arebbe altrimente pensato,
se non gliene avesse dato il motivo la cristiana religione, la
quale inverso tutto il gener umano, nonché la giustizia, comanda
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