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informati di tutto l’ordine della trappola che esso tende contro il
ruffiano; e non sono d’altro soleciti o scrupolosi che di vedere con‐
tarsi dallo schiavo al ruffiano il danaio; e ’l ruffiano, di ciò da essi
convinto, si fugge da Atene, per non essere condennato d’aver cor‐
rotto lo schiavo altrui.
[CMA3]       Capitolo Quinto
Riprensione del sistema d’Ugone Grozio

ne’ libri «De iure belli et pacis»

      [1360] E, per dimostrar ad evidenza, particolarmente contro il Grozio,
quanto sia difettuoso e vada errato il suo gran sistema De iure
belli et pacis
, è da riflettersi che i romani, i quali senza contrasto
furono sappientissimi di tal diritto sopra tutte l’altre nazioni del
mondo, quelli che Livio dice «sunt quaedam belli et pacis iura»
il qual motto diede il primo motivo al Grozio di meditare quel‐
l’opera incomparabile, essi sperimentarono prima privatamente con
que’ plebei, contro a’ quali udimmo Aristotile nelle Degnitá che
gli eroi giuravano d’esser eterni nimici; e quelle leggi, che lor
avevano dato in casa, poi fuori nelle guerre diedero alle vinte na‐
zioni. Le leggi furono queste cinque e non piú, quali in quest’opera
abbiamo ritruovato:
      1. le clientele di Romolo,
      2. il censo di Servio Tullio,
      3. il «ius nexi mancipique» della legge delle XII Tavole,
      4. la legge de’ connubi,
      5. e finalmente quella di comunicarsi il consolato alla plebe.
      [1361] Perocché riducevano le provincie fiere e feroci a’ giornalieri di
Romolo con mandarvi le colonie romane; — regolavano le man‐
suete col censo di Servio Tullio, o sia col dominio bonitario; —
alla splendida e luminosa Italia, ch’era contenta d’essere nel suo
seno Roma, capo del mondo, permise il dominio quiritario de’
campi con la mancipazione, o sia tradizione solenne del nodo della
legge delle XII Tavole, onde furono detti i fondi «soli italici»; —
a’ popoli benemeriti dentro essa Italia comunicarono il connubio
e col connubio la cittadinanza, che (siccome i plebei romani, ove
si facessero de’ grandi meriti) fussero capaci degli onori e del con‐
solato, quali furon i municipi romani.
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