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LIBRO QUARTO

SEZIONE SETTIMA

      [1342] [939] .... talché il pretore non potesse niegargliele. Che prima
professavano, come Pomponio dice, «privati ingenii fiducia», da
Augusto in poi (che, con saggio consiglio, a sé, come monarca
e perciò fonte di tutto il diritto civile, volle anco richiamar questa
parte) il professarono coloro a’ quali esso ne avesse permesso e
dato la facultá. Che durò infin ad Adriano, il qual ordinò che,
nata appo i giudici difficultá se la formola data dal pretore ca‐
desse sul fatto o no, eglino, col tacer i nomi de’ litiganti, ne con‐
sultassero i giureconsulti ordinati da esso, a’ quali questi davano
chiuse e suggellate le loro risposte, dalle quali «iudicibus recedere
non licebat
»: onde da Adriano salí in tanta riputazione la giuris‐
prudenza, perché indi in poi in mano de’ giureconsulti erano tutti
i giudizi romani. Cosí a’ tempi barbari ritornati, tutta la riputazione
de’ dottori .... ch’era appunto il «cavere» e «de iure respon‐
dere
» de’ romani giureconsulti. Il qual ricorso di cose in giuris‐
prudenza non è stato avvertito da niuno di tutti gl’interpetri, ed
antichi e moderni, della romana ragione.
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