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sieno versi d’Orfeo), il Carme aureo di Pittagora, come tutti
gli piú scorti critici vi convengono; e riprende d’importunitá
tutti i sensi mistici dati da’ dotti a’ geroglifici egizi e l’alle‐
gorie filosofiche date alle greche favole.
v

      [129] La filosofia, per giovar al gener umano, dee sollevar e
reggere l’uomo caduto e debole, non convellergli la natura né
abbandonarlo nella sua corrozione.
      [130] Questa degnitá allontana dalla scuola di questa Scienza gli
stoici, i quali vogliono l’ammortimento de’ sensi, e gli epicurei,
che ne fanno regola, ed entrambi niegano la provvedenza,
quelli faccendosi strascinare dal fato, questi abbandonandosi
al caso, e i secondi oppinando che muoiano l’anime umane
coi corpi, i quali entrambi si dovrebbero dire «filosofi mo‐
nastici o solitari». E vi ammette i filosofi politici, e princi‐
palmente i platonici, i quali convengono con tutti i legislatori
in questi tre principali punti: che si dia provvedenza divina,
che si debbano moderare l’umane passioni e farne umane virtú,
e che l’anime umane sien immortali. E, ’n conseguenza, questa
degnitá ne dará gli tre princípi di questa Scienza.
vi

      [131] La filosofia considera l’uomo quale dev’essere, e sí non può
fruttare ch’a pochissimi, che vogliono vivere nella repubblica
di Platone, non rovesciarsi nella feccia di Romolo.
vii

      [132] La legislazione considera l’uomo qual è, per farne buoni
usi nell’umana societá; come della ferocia, dell’avarizia, del‐
l’ambizione, che sono gli tre vizi che portano a travverso tutto
il gener umano, ne fa la milizia, la mercatanzia e la corte, e
sí la fortezza, l’opulenza e la sapienza delle repubbliche; e
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