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Capitolo Secondo

      [1329] [789] .... Eubea non era tanto lontana da Troia, ch’era posta
sul lido orientale del Bosforo tracio, onde la chiamarono «terra
de’ ciechi», perché fu fondata in luogo men felice, quando nel
lido opposto vicino era amenissimo, ov’ora è posta Costantinopoli.
Di piú, perché, a’ tempi di Omero, ivi i greci si chiamarono «achi‐
vi», che diedero il nome all’Acaia, il qual nome, poi sparso per
tutta, vi fece appresso convenire a quella guerra in lega tutta la
Grecia, come sopra si è ragionato.
      [1330] [791*] Il simile appunto egli è avvenuto di Dante, che, con er‐
rore nel quale noi pur eravamo caduti, si è creduto finora d’aver
esso raccolto da tutti i popoli dell’Italia i favellari per la sua
Commedia; ma a Dante non arebbono bastato ben tante vite, per
aver pronta ad ogni uopo la copia de’ favellari co’ quali compose
la sua Commedia. Il vero egli è ch’a capo di trecento anni, essen‐
dosi dati i fiorentini a ragionare della lor lingua, ed osservando
in Dante tanti favellari, de’ quali, come non ritruovavano autori
in Firenze, cosí gli osservavano sparsi per altri popoli dell’Italia
(conforme nella nostra plebe napoletana, piú nel nostro contado,
ed assaissimo per le nostre provincie, ne vivon moltissimi), cad‐
dero in sí fatto errore, non avvisando che, quando Dante gli usò,
dovevan esser anco celebrati in Firenze, perché pur dovette Dante
usare una lingua intesa da tutto il comune d’Italia.
Capitolo Terzo

      [1331] [801] .... che sono la delizia delle cene, ed onde furono co‐
tanto lodate, quanto Ateneo ne parla, quelle degli antichi.
Capitolo Quinto

      [1332] [816] .... un bel luogo d’Aristotile ne’ Morali, ove riflette
che gli uomini di corte idee d’ogni particolare fan massime: ch’è
un grave giudizio della picciola comprensione di quell’ingegni
che d’ogni particolar cosa fanno sistemi. Al qual detto d’Aristotile
soggiogniamo noi la ragione: perché l’ampiezza della mente umana,
la qual è indiffinita ....
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