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serci dalla natura stati posti ne’ talloni, diremmo certamente che
noi pensiamo ne’ piedi. Perché la posizione della glandola pineale,
posta in cima del celabro, ove l’animo tenga il suo seggio, se non
fusse di Renato Delle Carte, direi ch’è d’uomo che non s’intende
affatto di metafisica. Però non altronde egli si può intendere con
maggior maraviglia quanto i primi uomini, perché erano nulla o
pochissima reflessione, essi valsero col vigore de’ sensi sopra ogni
piú affinata riflessione; non altronde diciamo che con maggior
maraviglia si possa intendere che da’ nomi ch’i latini diedero ad
essi sensi e meglio che i greci gli conservarono. Che insieme‐
mente saranno due grandi ripruove: una dell’oppenion di Pla‐
tone, che si parlò una volta una lingua naturale nel mondo; l’al‐
tra del vero che ha sostenuto per tanti secoli la volgar tradizione,
che gli autori delle lingue fussero stati sappienti, però d’una sa‐
pienza de’ sensi.
      [1302] [706] [CMA3] De’ quali dissero «auditus», quasi «hauritus»,
quel dell’udito ed «aures» l’orecchie da «haurire», perocché
l’udito si faccia da ciò, che gli orecchi tirano l’aria ch’è da altri
corpi percossa, onde s’ingenera il suono. Dissero «cernere oculis»
lo scernere o veder distinto, ch’è per latina eleganza diverso da
«videre», ch’è un vedere confuso, perché dovettero sentire gli
occhi essere come un vaglio .... Ond’è la ragione che la fiera
che fugge, finch’è veduta dal padrone, non ricupera la natural
libertá. L’odorare dissero «olfacere» ch’è propiamente far odore;
e ’l dar odore, al contrario, dissero «olere»: che forse indi pre‐
sero da sé, estimando l’api, ch’immaginavano con l’odorare faces‐
sero il mèle (perocché non potevan intendere che ne succiassero
i sughi), cosí essi coll’odorare facessero gli odori. Lo che poi, con
gravi osservazioni .... perché assaggiassero nelle cose il sapor
propio delle cose; onde poi con sappiente trasporto stesero al‐
l’animo e ne dissero la «sapienza», ch’allor l’uomo sappia ovvero
dia sapor di uomo, quando pensa, parla, opera le cose con propietá.
      [1303] Talché è necessario che conoscessero per sensi quella gran
fisica veritá, ch’or appena s’intende da’ migliori filosofi: che l’uomo
faccia i colori, suoni, odori, sapori e tutt’altre sensibili qualitá con
essi sensi del corpo; faccia le reminiscenze con la memoria, le
immagini con la fantasia (perocché l’ingegno certamente non si
esercita se non truova o fa nuove cose); e che molto meglio che
i greci, i quali richiamavano al genere il qual dissero δύναμις/
(la qual con piú voci i latini voltarono «vis et potestas», onde
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