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ed esso partorisce Minerva dal capo. Ed infine, se Saturno fa
figliuoli, gli si divora. I quali esempli, e potenti esempli divini
(contengansi pure cotali favole tutta la sapienza riposta, disi‐
derata da Platone infino a’ nostri tempi da Bacone di Veru‐
lamio, De sapientia veterum), come suonano, dissolverebbero
i popoli piú costumati e gl’istigherebbero ad imbrutirsi in esse
fiere d’Orfeo; tanto sono acconci e valevoli a ridurre gli uo‐
mini da bestie fiere all’umanitá! Della qual riprensione è una
particella quella che degli dèi della gentilitá fa sant’Agostino
nella Cittá di Dio, per questo motivo dell’Eunuco di Terenzio:
che ’l Cherea, scandalezzato da una dipintura di Giove ch’in
pioggia d’oro si giace con Danae, prende quell’ardire, che non
aveva avuto, di violare la schiava, della quale pur era impaz‐
zato d’un violentissimo amore.
      [81] Ma questi duri scogli di mitologia si schiveranno co’ prin‐
cípi di questa Scienza, la quale dimostrerá che tali favole, ne’
loro princípi, furono tutte vere e severe e degne di fondatori
di nazioni, e che poi, con lungo volger degli anni, da una
parte oscurandosene i significati, e dall’altra col cangiar de’
costumi che da severi divennero dissoluti, perché gli uomini
per consolarne le lor coscienze volevano peccare con l’autoritá
degli dèi, passarono ne’ laidi significati co’ quali sonoci perve‐
nute. L’aspre tempeste cronologiche ci saranno rasserenate
dalla discoverta de’ caratteri poetici, uno de’ quali fu Orfeo,
guardato per l’aspetto di poeta teologo, il quale con le favole,
nel primo loro significato, fondò prima e poi raffermò l’uma‐
nitá della Grecia. Il qual carattere spiccò piú che mai nel‐
l’eroiche contese co’ plebei delle greche cittá; ond’in tal etá
si distinsero i poeti teologi, com’esso Orfeo, Lino, Museo, An‐
fione, il quale de’ sassi semoventi (de’ balordi plebei) innalzò
le mura di Tebe, che Cadmo aveva da trecento anni innanzi
fondata; appunto come Appio, nipote del decemviro, circa
altrettanto tempo dalla fondazione di Roma, col cantar alla
plebe la forza degli dèi negli auspíci, della quale avevano la
scienza i patrizi, ferma lo stato eroico a’ romani. Dalle quali
eroiche contese ebbe nome il secolo eroico.
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