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regine era il tesser la tela. È molto da avvertirsi che si patteggia
la legge della vittoria ....
      [1280] [644*] Onde l’antichissime leghe delle dodici cittá dell’Ionia,
delle dodici cittá di Toscana, delle quarantasette latine sono sogni
eruditi; né Servio Tullio, né Tarquinio Superbo, narratici da Dio‐
nigi d’Alicarnasso essere stati capitani della latina guerra alliata,
sono altrimenti da prendersi che quali Ulisse ed Enea furono ca‐
pitani de’ loro soci. E la lega delle Gallie sotto Vercingetorige e
de’ Germani sotto d’Arminio non furono dettate da altro che dal‐
l’aver Cesare e Germanico fatta lor con l’armi un’uguale necessitá
di difendersi. Ch’altrimente, non tòcchi, se ne sarebbono stati
come fiere dentro le tane de’ loro confini, seguitando a celebrare la
vita selvaggia ritirata e solitaria de’ polifemi, ch’abbiam sopra di‐
mostrata.
      [1281] [657] .... cosí noi la legge delle XII Tavole .... possiam
chiamare «ius naturale gentium romanorum». Perché sel credano
da oggi innanzi gli sciocchi che ne’ primi tempi di Roma vi fusse
stata costumanza onde le figliuole venissero ab intestato alla suc‐
cessione de’ lor padri, e che la legge delle XII Tavole l’avesse
riconosciuta. Perché ’l famoso «ius quiritium romanorum» ne’
suoi primi tempi era propiamente diritto di romani armati in
adunanza (come si è detto), di cui o totale o primaria dipendenza
era il dominio quiritario: dominio per ragion d’armi, il quale tra
gli altri modi si acquistava con le successioni legittime; e, perché
le donne non ebbero in niuna nazione il diritto dell’armi, quindi
appo tutte restaron escluse dall’adunanze pubbliche, e particolar‐
mente tra’ romani rimasero in perpetua tutela o de’ padri o de’
mariti o d’altri loro congionti.
Capitolo Settimo

      [1282] [664*] Non vogliam qui accrescere di piú confusione e lui e
tutti gli altri politici e critici romani ed eruditi interpetri della
romana ragione, con ricordar loro le riflessioni che dovevan fare
sopra il regno romano, per trarne dagli effetti la natura, se fusse
stato monarchico o aristocratico; lo che abbiam fatto nella Scienza
nuova prima. Solamente gli avvertiamo che non hanno pur un
autor romano che loro assista, anzi che non sia loro contrario.
Vaglia per tutti Livio, il quale, in narrando l’ordinamento fatto
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