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Francia, ch’aprí la famosa scuola parigina agli studi della piú su‐
blime teologia, tanto piú ch’andò ad insegnarlavi dall’Italia il
famoso Pier lombardo, detto il «maestro delle sentenze», e vi la‐
vorarono sopra acconci sistemi di sottilissima filosofia un Gio‐
vanni Dunz ed un Guglielmo Ocamo da Inghilterra ed un san
Tommaso d’Aquino da Italia.
      [1248] Da sí grave ragionamento, che tratta di ricorso di nazioni,
fuori d’ogni nostro proposito esce di fianco la risposta al libro
del francese, il quale con tanta sicurezza porta questo problema
in fronte: Se l’altre nazioni d’Europa abbiano pregio d’ingegno.
Forse ciò avviene perché gl’ingegni delle nazioni sono come quelli
de’ terreni, i quali, lunga etá incolti, poi coltivati, dánno frutti
maravigliosi per grandezza, buono succo e sapore, e poi con la
lunga e molta coltivazione gli rendono piccioli, poco sostanziosi
e sciapiti? e che perciò da’ latini la facoltá ritruovatrice della
mente umana fu detta «ingenium», quasi «ingenitum», che sia
«natura», come dissero «ingenium caeli», «ingenium soli»; e
tanto non si acquista e migliora che s’infievolisce e si disperde
con la coltura delle scienze e dell’arti?
      [1249] [499] [CMA3] Questa storia dell’umane idee, pruovata con
l’antiche e ripruovata con le moderne nazioni, ci vien a maravi‐
glia confermata dalla storia della filosofia, [CMA4] la quale lo
Stanleo, come noi qui il facciamo in questa parte della logica, do‐
veva filosoficamente narrare. Che la prima maniera ch’usarono
gli uomini ....
      [1250] [500] .... (tanto i primi popoli eran incapaci d’universali!).
Le quali le menti cortissime di que’ primi uomini non potevan
affatto intendere, e solamente le potevan sentire a certe comuni
utilitá universalmente richieste da intieri comuni d’uomini, qual
fu la prima legge agraria che nacque al mondo, com’appresso
dimostreremo. Del rimanente, non intendevano il bisogno delle
leggi senonsé fussero succeduti i fatti che domandavanle; come
il re Tullo Ostilio apertamente il professa sulla storia romana,
ove dice di non sapere che pena s’appartenga ad Orazio, accu‐
sato d’aver ucciso la sua sorella.
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