— 183 —

[Sezione Seconda]

      [1159] [119] .... cosí deono per entro scorrervi ed animarla in tutto
ciò che questa Scienza ragiona della comune natura delle nazioni.
Onde non piú (come finora in tutti i ragionamenti che si leggono
sui libri d’intorno a’ princípi di religioni, lingue, ordini, costumi,
leggi, potestadi, imperi, domíni, commerzi, giudizi, pene, guerre,
paci, allianze, che l’intiero subbietto ne compiono) ragioni contro
ragioni, autoritá contro autoritá con ostinata guerra combattino,
ma si compongano in una perpetua pace.
      [1160] [120] [CMA2] La prima e principale di tutte le degnitá [CMA3]
qui appresso proposte [CMA2] era questa gran metafisica veritá,
[CMA3] la qual noi certamente avevamo usata in tutta quest’opera
per rinvenire l’origini delle nazioni e delle scienze, le quali senza
dubbio da esse nazioni sono state ritruovate; ma non avevano
fin a quest’altra impressione avvertita. La qual è che l’uomo,
per l’indiffinita natura della mente umana, ove questa si rovesci
nell’ignoranza, egli fa sé regola dell’universo, e, con questa smisu‐
rata misura, esso, delle cose che ignora, immagina sformatamente
piú di quello ch’elleno son in fatti.
      [1161] [123*] Questa stessa degnitá dimostra la boria essere figliuola
dell’ignoranza e dell’amor propio, il quale ci gonfia, perciocché
in noi sono troppo indonnate l’idee ch’abbiamo di noi medesimi
e delle cose nostre, e con quelle come matti guardiamo le cose
che da noi non s’intendono.
      [1162] [127] A tal boria di nazioni aggiugniamo noi la boria de’ dotti,
i quali ciò che essi sanno vogliono che lo sia antico quanto che ’l
mondo; onde ogni ragionamento erudito che si faccia d’intorno
ad ogni materia, udiamo incominciare dalla formazione del primo
uomo, e che ciò che essi sanno sia principio al quale sien da ri‐
chiamarsi tutte le cose che sanno gli altri.
      [1163] [128*] Entrambe queste degnitá deon ammonir il leggitore il
qual voglia profittare di questa Scienza (poiché entrambe queste
borie provengono da ignoranza) di porsi in uno stato [piuttosto]
di non saper nulla con docilitá, che con orgoglio di giá saper
tutto de’ princípi dell’umanitá.
Vico SN30Nic 183