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romana con due potestá somme legislatrici, indistinte ne’ distretti,
nelle materie e ne’ tempi (che è un gran mostro di repubblica);
perché non ne han saputo intendere il linguaggio: che, di ciò
ch’avesse la plebe comandato con le leggi tribunizie, non potesse
il popolo comandar il contrario con le leggi consolari. Lo che
appresso sará da noi ad evidenza dimostrato di fatto: basta qui
che vediamo un’idea per ipotesi.
      [1157] [112] Con uguali passi, gli stessi tribuni s’avvanzarono nella
potestá di comandare le leggi. Perocché prima i loro plebisciti
non eran altro che dichiarazioni che faceva la plebe de’ nobili
ad essolei esosi, perocché fussero gravi alla sua libertá, [CMA3]
come aveva fatto a Coriolano. [SN2] Perché non poterono da
principio certamente i loro plebisciti comandar pena, perché la
plebe non aveva imperi; onde crediamo che i primi plebisciti
romani sieno stati gli stessi che gli ostracismi d’Atene, co’ quali
i chiari cittadini prendevansi per diece anni l’esiglio, e l’esiglio
appo romani fin a’ tempi de’ principi non fu spezie di pena, ma
scampo. Ma ne’ tempi di Filone dovettero giugnere i plebei a
comandar leggi universali, [CMA3] come dalla storia delle leggi
romane chiaramente apparisce averne di fatto comandate molte.
[SN2] Quindi, essendo la repubblica romana caduta in questo
grandissimo disordine, di nudrire dentro il suo seno due pote‐
stá, .... ordinò che d’intorno a ciò che la plebe avesse coman‐
dato ne’ comizi tributi, ne’ quali prevalevano i plebei, siccome
quelli da’ quali si davano i voti per teste, i quiriti, i romani in
adunanza (ché tanto, propiamente, suona tal voce, né «quirite»
nel numero del meno si è detto mai), fussero da’ plebisciti obbli‐
gati. Che è tanto dire quanto non potessero ordinare leggi a
quelli contrarie ne’ comizi centuriati, ne’ quali prevalevan i nobili,
siccome quelli ch’ivi davan i voti per patrimoni. [CMA4] Onde,
perché ne’ comizi centuriati prevalevano i senatori, pesandovisi
i voti per patrimoni, e ne’ comizi tributi prevalevano i plebei, nu‐
merandovisi i voti per teste, avevano la ragione i padri di lamen‐
tarsi, appo Livio, ch’avevano perduto piú in pace ch’acquistato
in guerra quell’anno, nel quale pur fecero i romani molte e grandi
conquiste. Per tutto ciò, essendo giá, per leggi nelle quali essi
nobili erano convenuti ....
      [1158] [115] .... Il qual grand’effetto di cose romane, se non com’in
sua propia cagione regge sulla ragion eterna de’ feudi (da noi
scoverta nell’opera, schiarita nell’Annotazioni e molto piú avva‐
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