— 351 —
      Nella seconda parte di questo dialogo, quello ch'è
dimostrato per la potenza passiva de l'universo, si mostra per
l'attiva potenza de l'efficiente, con piú raggioni: de le quali
la prima si toglie da quel, che la divina efficacia non deve
essere ociosa; e tanto piú ponendo effetto extra la propria
sustanza (se pur cosa gli può esser extra), e che non meno è
ociosa ed invidiosa producendo effetto finito che producendo
nulla. La seconda da la prattica, perché per il contrario
si toglie la raggione della bontade e grandezza divina, e da
questo non séguita inconveniente alcuno contra qualsivoglia
legge e sustanza di teologia. La terza è conversiva con la
duodecima de la prima parte; e si apporta la differenza tra il
tutto infinito e totalmente infinito. La quarta, da che
non meno per non volere che per non possere la omnipotenza
vien biasimata d'aver fatto il mondo finito e di essere agente
infinito circa suggetto finito. La quinta induce che, se
non fa il mondo infinito, non lo può fare; e se non ha potenza
di farlo infinito, non può aver vigore di conservarlo in infinito;
e che, se lui secondo una raggione è finito, viene ad essere
finito secondo tutte le raggioni, perché in lui ogni modo è
cosa, e ogni cosa e modo è uno e medesimo con l'altra e l'altro.
La sesta è conversiva de la decima de la prima parte.
E s'apporta la causa per la quale gli teologi defendeno il contrario
non senza espediente raggione, e de l'amicizia tra questi
dotti e gli dotti filosofi.
      La settima, dal proponere la raggione che distingue
la potenza attiva da l'azioni diverse, e sciorre tale argumento.
— 352 —
Oltre, si mostra la potenza infinita intensiva- ed estensivamente
piú altamente che la comunità di teologi abbia giamai
fatto. La ottava, da onde si mostra che il moto di mondi
infiniti non è da motore estrinseco ma da la propria anima,
e come con tutto ciò sia un motore infinito. La nona, da
che si mostra come il moto infinito intensivamente si verifica
in ciascun de' mondi. Al che si deve aggiongere che da quel,
che un mobile insieme insieme si muove ed è mosso, séguita
che si possa vedere in ogni punto del circolo che fa col proprio
centro; ed altre volte sciorremo questa obiezione, quando
sarà lecito d'apportar la dottrina piú diffusa.
Bruno Inf 351-352