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zando, nel meditar quest’opera abbiamo sempre avuto inanzi gli
occhi. La prima pratica è stata: Come riceverebbono queste cose
ch’io medito un Platone, un Varrone, un Quinto Muzio Scevola?
La seconda pratica è stata quella: Come riceverá queste cose,
ch’io scrivo, la posteritá? Ancora per la stima ch’io debbo fare
di te, m’ho prefisso per giudici tali uomini, i quali, per tanto
cangiar di etá, di nazioni, di lingue, di costumi e mode e gusti
di sapere, non sono punto scemati dal credito, il primo di divino
filosofo, il secondo del piú dotto filologo de’ romani, il terzo di
sappientissimo giureconsulto, che come oracolo venerarono i
Crassi, i Marcantoni, i Sulpizi, i Cesari, i Ciceroni.
      [1130] Oltracciò, déi far questo conto: che tal opera siesi disotterrata
poc’anzi in una cittá rovinata da ben mille anni, e porti cancellato
affatto il nome dell’autore; e vedi che non forse questo mio tempo,
questa mia vita, questo tal mio nome t’inducano a farne un giu‐
dizio men che benigno. E quel motto: «Quem ullum tanta superbia
esse ut aeternitatem famae spe praesumat?
», rincontra, di grazia,
negli Annali di Tacito da quali rei uomini si dica; e rifletti che
lo stesso imperador Claudio, a cui si dice, quantunque stolido
principe e vil servo di laidi ed avari liberti, pure il disappruova
di sconcezza, nel tempo stesso che ne fa uso.
      [1131] Conchiudiamo finalmente con questi pochi seguenti avvisi per
alcun giovine che voglia profittare di questa Scienza.
      [1132] I. — Primieramente ella fa il suo lavoro tutto metafisico ed
astratto nella sua idea. Onde ti è bisogno, nel leggerla, di spo‐
gliarti d’ogni corpolenza e di tutto ciò che da quella alla nostra
pura mente proviene, e quindi per un poco addormentare la fan‐
tasia e sopir la memoria. Perché, se queste facultá vi son deste,
la mente non può ridursi in istato d’un puro intendimento in‐
forme d’ogni forma particolare; per lo che non potravvi affatto
indurvisi la forma di questa Scienza, e per tua colpa darai in
quell’uscita: — che non s’intenda.
      [1133] II. — Ella ragiona con uno stretto metodo geometrico, con cui
da vero passa ad immediato vero, e cosí vi fa le sue conchiusioni.
Laonde ti è bisogno di aver fatto l’abito del ragionar geometri‐
camente; e perciò non aprire a sorte questi libri per leggerli, né
per salti, ma continovane la lezione da capo a’ piedi. E déi atten‐
dere se le premesse sieno vere e ben ordinate, e non maravigliarti
se quasi tutte le conchiusioni n’escano maravigliose (lo che so‐
vente avviene in essa geometria, come quella, per esemplo, delle
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