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ammotinamenti contro gli eroi, che facevano di essi aspro
governo, non mai al mondo sarebbero surte esse cittá. Onde
si dimostra che i patriarchi furono giusti e magnanimi, ché
tra essi si conservò fino al tempo della Legge lo stato delle
famiglie.
xxi
      [499] Che il primo nome delle civili potestá fossesi in terra udito
quello di «re», come finora abbiamo immaginato, monarchi
de’ popoli. — Ma furono i padri di famiglia, come Omero nello
scudo di Achille gli appella «re», e furono nelle loro famiglie
monarchi, come si è pur qui dimostro.
xxii
      [500] Che nella prima etá gli stessi fossono sappienti, sacerdoti
e re, come, fin da Platone, che il desiderava, gli abbiamo im‐
maginati sappienti di sapienza riposta. — Lo furono i padri
nello stato delle famiglie; ma sappienti in sapienza d’auspíci.
xxiii
      [501] Che i re si eleggevano dalla degnitá dell’aspetto e dalla
prodezza della persona, sull’oppenione de’ discreti costumi del‐
l’etá dell’oro che la moltitudine intendesse concordemente bel‐
lezza e merito. — Ma sí fatti re nacquero naturalmente nelle
turbolenze de’ clienti, come si è sopra dimostro, nelle quali i
piú robusti e i piú animosi de’ padri fecero capo ai nobili e
li ressero in ordini per resistere a’ clienti uniti in plebi. Nel
qual punto sursero le cittá.
xxiv
      [502] Che ’l regno romano fosse stato monarchico mescolato di
libertá popolare. — Ci ha finora ingannato il nome di «re».
Perché il regno spartano per gli politici fu certamente aristo‐
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