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vogliono esprimere. Della qual lingua si ritruovarono giá for‐
niti i popoli greci a’ tempi di Omero, con la differenza che
anche oggi si osserva nelle lingue volgari delle nazioni: che
sopra una stessa idea parlasse piú poetico un popolo che un
altro di Grecia. Da’ quali tutti ne scelse Omero i migliori per
tesserne i suoi poemi: onde avvenne che quasi tutti i popoli
della Grecia, ciascuno avvertendovi de’ suoi natii parlari, ognun
pretese essere Omero suo cittadino.       [312] Alla stessa fatta Ennio dovette fare de’ parlari del Lazio,
che riteneva ancor molto del barbaro: come certamente Dante
Alighieri, nel cominciarvisi a mitigar la barbarie, andò racco‐
gliendo la locuzione della sua Divina Comedia da tutti i dia‐
letti d’Italia. Onde, come nella Grecia non provenne poeta
maggior d’Omero, cosí nell’Italia non nacque poeta piú sublime
di Dante, perché ebbero entrambi la fortuna di sortire incom‐
parabili ingegni nel finire l’etá poetica d’entrambe le nazioni.
Capo xxvii

Altri princípi di ragion poetica.
      [313] Ed acciocché le cose qui ragionate, particolarmente di Omero
si ravvisino esser vere, con isgombrare ogni nebbia con che la
fantasia aggravi la nostra ragione, bisogna qui ritendere al‐
quanto di quella forza che femmo sul principio alle nostre na‐
ture addottrinate per entrare in quelle de’ semplicioni di Grozio,
perché s’intenda che non solo da noi non si dá alcuna taccia
ad Omero, ma con metafisiche pruove egli, sopra essa idea
della ragion poetica, si dimostri padre e principe di tutti i
poeti, non meno che per lo merito, per l’etá.       [314] Imperciocché gli studi della metafisica e della poesia sono
naturalmente opposti tra loro: perocché quella purga la mente
dai pregiudizi della fanciullezza, questa tutta ve l’immerge e
rovescia dentro; quella resiste al giudizio de’ sensi, questa ne
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