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Capo xvii

Principio della corruzione delle favole.
      [286] Sopra questi princípi dell’oscuritá delle favole si fonda
quello della corruzione delle medesime. Perché la mutazione
de’ costumi, che naturalmente in ogni Stato vanno a cangiarsi
in peggio ed a corrompersi, congiunta con l’ignoranza de’
significati propi delle favole, che erano le storie delle greche
religioni e dell’eroiche virtú e fatti de’ fondatori della loro
nazione, le fece andare in corrottissimi sensi e tutti contrari
alle religioni ed alle buone leggi e buone costumanze primiere.       [287] E, per usare tuttavia esempli propi de’ princípi che qui
stiamo ragionando, nel tempo che gli uomini greci per lo stu‐
pore non dovevano sentire nausea di venere sempre usata con
una donna, siccome è pur costume de’ nostri villani, che na‐
turalmente sono contenti delle loro mogli (onde ne’ villaggi
non si odono mai o assai di rado adultèri), questa favola che
gli eroi erano figliuoli di Giove non poteva significare che idea
severa e grave, conforme a sí fatti costumi, ne’ quali non po‐
tevano pensare adultèri di esso Giove, i quali non s’intende‐
vano ancora fra gli uomini. Perciò si truova tal favola con
poetica brievitá, propia dell’infanzia delle lingue, significare
che essi eroi erano figliuoli nati da nozze certe e sollenni,
celebrate con la volontá di Giove, significata a’ loro parenti
con gli auspíci divini, che gli eroi romani dicevano «auspicia
esse sua», e i plebei lor niegavano «esse de caelo demissos».
Venuta poi l’etá della libidine riflessiva, perché naturalmente
si vorrebbe peccare dagli uomini affatto corrotti con l’autoritá
della religione e delle leggi, fu la favola presa per figliuoli
fatti con donne da Giove adultero, e, con questa favola cosí
presa, acconciamente pur presero per gelosie e per piati e risse
di Giunone con Giove e per istrapazzi da Giove fatti a Giu‐
none ed altre favole, che sono tutte appartenenti alla sollennitá
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