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la cirurgia. Fuori d’ogni dubbio la medicina osservatrice, di
cui fu poscia principe l’istesso che fu di tutti i medici, Ippo‐
crate, nacque ne’ templi, dove gli ammalati, guariti, appen‐
devano agli dèi le storie de’ loro malori. E tutto ciò, in or‐
dine alla dimostrazione della provvedenza: che, se non vi
fossero state le religioni, non sarebbono stati affatto nel mondo
filosofi.       [245] Cosí θεωρήματα, che furono da prima le cose divine della
vana scienza della divinazione, terminarono nelle cognizioni
eterne della mente e del vero in metafisica; e μαθήματα, che
furono da prima cose sublimi in poesia, cioè le favole delle
divinitá corpolente, terminarono in cognizioni astratte in ma‐
tematica per intendere le misure eterne de’ corpi o sia delle
utilitá de’ corpi, e quindi le due proporzioni aritmetica e geo‐
metrica che le misurino con giustizia. E la contemplazione del
cielo, onde provennero gemelle l’idolatria e la divinazione
— la quale pur da’ latini fu detta a «templis caeli», che erano
le regioni del cielo disegnate dagli áuguri a fin di prendere
gli augúri, appunto come da «schur», «contemplari» furono
detti i Zoroasti, — terminò nella contemplazione della univer‐
sale natura; e quel Giove, che da’ giganti, con la massima
poetica sublimitá, fu creduto la volontá del cielo, che cenna
con le folgori, parla co’ tuoni, avvisa e comanda per le sue
aquile, terminò da’ filosofi in una mente infinita che detta un
giusto eterno agli uomini.       [246] Che è tutta la comprensione di questo libro, sopra, nell’Idea
di quest’opera, tutto, come in una somma, compreso in quel
motto: «Iura a diis posita», e, per questi princípi che riguar‐
dano l’idee, è una principal parte di questa Scienza, che noi
proponemmo nell’Idea tutta chiusa in quel motto: «A Iove
principium musae
». L’altra parte principale, dintorno a’ prin‐
cípi che riguardano le lingue, che comprendemmo sopra, nel‐
l’Idea, col motto «Fas gentium», o sia favella immutabile delle
nazioni, dimostrerassi nel libro seguente.
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