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templi e proposto come una vera divinitá, la quale, assai
meglio che i vani auspíci, avvisava gli ateniesi a riflettere
nella natura della loro mente, per la quale ravvisassero l’ugua‐
litá dell’umana ragione in tutti, che è la vera ed eterna natura
umana, onde tutti s’uguagliassero nella ragione delle civili uti‐
litá, che è la forma eterna di tutte le repubbliche.
Capo lxvii

Idea d’una storia civile delle invenzioni delle scienze,

delle discipline e dell’arti.
      [243] Cosí, a quella stessa fatta appunto, dalle riflessioni politiche
sulle leggi de’ tempi umani cominciò a spiccare la metafisica,
come, con l’occasione delle spesse osservazioni del cielo la
notte per osservare le stelle cadenti, dalle religioni era innanzi
cominciata a dirozzarsi l’astronomia. Sopra i quali sí fatti prin‐
cípi può tessersi una storia civile delle scienze, delle discipline
e dell’arti, nate all’occasione delle communi necessitá o utilitá
de’ popoli, senza le quali esse non sarebbono giammai nate.       [244] Come la scienza delle grandezze scese da quelle del cielo
a queste della terra, dalla quale poi conservò il suo nome la
geometria, che nacque tra gli egizi per le inondazioni del Nilo,
che dileguavano i termini de’ campi. La geografia nacque da’
fenici per l’accertamento della nautica. E quantunque la me‐
dicina prima di tutte dovette nascere botanica — perché i primi
uomini di Obbes, di Grozio, di Pufendorfio, tutti senso e quasi
niuna riflessione, dovevano avere un senso fine, poco men che
di bestie, per distinguere le piante utili a’ loro malori — però
la notomia nacque con la spessa osservazione degli aruspici
sull’entragne delle vittime; e l’aruspicina fu certamente celebre
in Italia da’ toscani, e, quantunque non se ne abbia nessun
vestigio in Omero, però Suida pur riferisce un certo Telegono
averla portata tra’ greci. Sulla notomia egli è certo che regge
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