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patrimoni, quale fu quello della repubblica libera — perché di
ogni altro re era consiglio che di monarca di ordinare quel
censo, che è ’l primo e principal fondamento della popolare li‐
bertá degli Stati: che una determinata ricchezza di patrimoni
innalzi i cittadini a poter prendere i primi onori nelle loro
cittá; — se quello stesso censo che, quarant’anni dopo cacciati i
re, comincia a farsi sentire in Roma, sopra ogni altra idea
cominciò che sopra quella di pianta, come poi fu, della libertá
popolare. Perché, come pur narra la storia, i nobili sdegnano
amministrarlo, come inferiore alla loro dignitá, quando poi la
piú riputata carica per dignitá fu quella de’ censori; i plebei
non l’avvertiscono che pur era la porta che si apriva loro per
tutte le somme cariche, la quale i nobili per tener chiusa a’
plebei, tanto si oppongono nella contesa di comunicarsi il con‐
solato alla plebe e, dopo comunicato, usano tante arti perché
i plebei non arricchiscano, affinché non vi possano pervenire,
quante la romana storia pur ci narrò. Perché Giunio Bruto,
certamente tanto saggio quanto la storia il racconta, nell’or‐
dinare lo Stato, cacciati i re, il doveva richiamare a’ suoi prin‐
cípi; e sí infatti egli fece. Rinforzò l’ordine senatorio con ac‐
crescervi di piú il numero, di molto scemato per gli ammazza‐
menti de’ senatori fatti fare dal Superbo; con l’odio de’ re abolí
le leggi regie, tra le quali era pur quella dell’appellagione al
popolo, che, dalla intercessione de’ tribuni in poi, fu l’altra
ròcca della romana libertá; talché, morto Bruto, la rimise Va‐
lerio Publicola. (E fu fato popolare della casa Valeria, oppressa
da’ nobili l’appellagione, di riporla a’ plebei due altre volte
dentro i tempi stessi della repubblica sotto i consoli: la se‐
conda, cacciati appena i decemviri; la terza, nel seicencin‐
quansei dopo Roma fondata). E la severitá delle leggi, della
quale si lamentano i giovani congiurati di riporre il Superbo
è propia del governo de’ nobili, come essi meschinelli, nella
libertá immaginata da’ filologi, sperimentarono sui loro capi.
Tra’ quali Bruto, quanto fortissimo console tanto infelicissimo
padre, fece decapitare due suoi figliuoli, col quale splendido
parricidio chiuse la sua casa alla natura ed aprilla all’immor‐
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