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Capo xxxiii

Scoverta delle prime paci e de’ primi tributi in due an‐
      tichissime leggi agrarie, fonti una del naturale, altra
      del civile, ed entrambe del sovrano dominio.       [152] Incomincia a correre questa antichissima sorta di repubbli‐,
che sopra un’antichissima legge agraria, che i nobili dovettero
accordare a’ plebei per soddisfargli: che essi avessero assegnati
campi, dove sostentassero la lor vita, con pagare parte de’
frutti o contribuire in fatighe, come un censo a’ signori. Che
si truova tra’ greci essere stata la decima d’Ercole e si scuo‐
prono i primi, da’ latini detti «capite censi», che dovettero
contribuire a questi signori con le loro giornate.       [153] Ma, non osservata, col volger d’anni, tal legge da’ nobili
a’ plebei, si fermarono queste repubbliche finalmente e stiedero
sopra un’altra legge agraria: che i plebei godessero certo e si‐
curo dominio de’ campi assegnati loro, con l’obbligo de’ si‐
gnori a doverglivi mantenere, e col peso, a vicenda, de’ plebei
che a loro spese dovessero servire a’ signori ne’ lor bisogni,
e sopra tutto nelle guerre. Siccome sotto essi consoli se ne la‐
mentano pur troppo i plebei nella storia romana.       [154] Nel fondo di queste due leggi si ritruovano le origini di
tutte e tre le spezie del dominio: una, del naturale o bonitario,
o sia de’ commodi o de’ frutti; altra, del civile o quiritario,
o sia de’ poderi (cosí forse agl’italiani dalla forza, come a’
latini detti «praedia» da «praeda»), o sia dominio de’ suoli
che possono occuparsi con l’armi, l’uno e l’altro privato; e la
terza, del dominio de’ fondi, detto ora «eminente», veramente
civile o pubblico, cioè sovrano di esse cittá, che risiede nel‐
l’animo delle potestá civili che le governano: che è ’l principio
di tutti i tributi, stipendi, gabelle. E l’una e l’altra legge si
truoveranno gli abbozzi delle paci.
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