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il costume di seppellire i difonti, furono essi gli «umanissimi
di tutta la Grecia», ed Atene madre e nudrice della filosofia
e di tutte le belle arti dello ingegno.       [145] Col volgere degli anni, poi, da tali ordini di ceppi, in lungo
e per traverso disposti, dovettero i vegnenti avvertire le ge‐
nealogie de’ trasandati e, con essi, la nobiltá delle loro prosapie.
Onde da «ceppo» (φύλαξ) dovette a’ greci esser detta φύλή la
tribú; e, con espressione propia dell’infanzia delle lingue, i
nobili dovettero dire essere figliuoli di quelle terre ove si ri‐
truovavan postati. Onde i giganti ci si narrano da’ poeti essere
stati «figliuoli della Terra», e i nobili appo i greci si dissero
«generati dalla Terra» (ché tanto lor suona «giganti»): ap‐
punto come, appo i latini antichi, detti «indigenae», quasi
«inde geniti» da’ quali in accorcio restaron detti «ingenui»
per «nobili».
Capo xxix

Scoverta de’ primi asili e de’ princípi eterni

di tutti gli stati.
      [146] Qui si scuopre l’origine de’ primi asili. De’ quali un gran
frantume di vecchissima antichitá gittò Tito Livio dentro il luco
di Romolo, dove finora è stato sepolto: che diffinisce l’asilo
essere stato «vetus urbes condentium consilium», con cui Romolo
e i padri suoi compagni dicevano, a coloro che nella sua nuova
cittá rifuggivano, esser essi nati da quel luco o bosco sacro
dove egli era lor aperto l’asilo. Ciò Livio credette consiglio o
arte di tutti i fondatori delle cittá, sulla falsa oppenione che
tutti i regni fossero fondati dall’impostura. Quindi fu che l’at‐
taccò sconciamente a Romolo, nel quale avvertir doveva essere
troppo sciocca impostura fingere sé e i suoi compagni figliuoli
di una madre che non avesse altri saputo partorire che maschi:
onde, per aver donne, li fu poi bisogno di rapir le sabine.
Ma, ne’ primi fondatori delle cittá del Lazio e delle altre di
tutto il mondo delle nazioni, egli fu non impostura ma natura,
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