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auspíci, ordinavano a essi tutte le cose umane, delle quali
tutte erano prime e principali le nozze.       [65] Sopra questa naturalezza d’idee si ritruova il diritto natu‐
rale delle genti eroiche per tal differenza di natura, riputata
da’ nobili, sopra le plebi delle prime cittá, tanto diversa quanto
di uomini e di fiere, conforme a quella che de’ forti sopra i
deboli estima Achille appunto di leoni e di uomini. Quivi si
scuopre il principio naturale dell’arcano delle religioni e delle
leggi appo ordini di nobili o sappienti o sacerdoti, e della lin‐
gua sagra ovvero arcana per tutte le nazioni, che finora, appo
i romani, è stata creduta volgarmente impostura de’ patrizi ov‐
vero nobili.       [66] Lunga etá appresso, gli stranieri ricevuti nelle prime cittá
o, per me’ dire, i provenuti da quelli — essendo stati avvezzi
tratto tratto a riverire e temere i dèi de’ signori di esse cittá,
e, col lungo ubidire appresa la lingua delle religioni e delle
leggi e, ad esemplo de’ nobili, contraendo matrimoni naturali
con donne naturalmente, o sia di fatto, certe — come, per ve‐
ritá di natura, erano giá essi venuti all’umanitá, cosí dalla
loro natura furono portati a volere per diritto naturale delle
genti essere uguagliati a’ nobili per questa parte in ragione: di
riportarne comuni le loro nozze e i loro dèi. Onde questi final‐
mente comunicarono loro per legge e gli dèi e le nozze sei
anni dopo della legge delle XII Tavole data a’ romani, come
apertamente la romana storia racconta. Nella qual guisa, con
la luce della storia certa latina dileguandosi le notti che si‐
nora hanno ingombrato la storia favolosa de’ greci, si scuo‐
prono gli Orfei avere col timore degli dèi addimesticato le fiere
e riduttele nelle cittá. Per le quali, da tale stato in poi, il di‐
ritto natural delle genti fu un diritto comune a tutti coloro che
da uomini liberi nascevano in una stessa cittá: onde da essa
«natura», ovvero sorta di nascere, fu poi appellato «diritto
naturale delle nazioni». Cosí puossi intendere che le nozze
solenni furono propie de’ cittadini romani sopra le genti vinte,
come prima erano state propie de’ soli romani patrizi sopra i
plebei; e questo deve essere stato il diritto civile della gente
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